Quando l’intestino si chiude
All’improvviso si avverte un dolore di intensità variabile all’addome, talvolta accompagnato da nausea e vomito. Si tratta di sintomi che possono essere presenti in numerose malattie dell’apparato digerente, il più delle volte di scarsa importanza, ma che in alcuni casi possono nascondere problemi anche seri.
È il caso dell’occlusione intestinale, un disturbo che non deve essere sottovalutato per nessun motivo, perché può sfociare in complicazioni importanti. Vediamo quindi come riconoscerlo e cosa si deve fare per scongiurare ogni pericolo.
Si tratta di un disturbo serio, preannunciato da numerosi sintomi. È importante riconoscerlo al più presto per aprire le porte a una rapida guarigione.
Due gruppi di cause
Un’occlusione intestinale può essere causata da problemi strutturali dell’intestino, o da disturbi a carico dell’apparato digerente o dalla pressione esercitata da alcuni organi, che provocano la chiusura dell’intestino, impedendo il normale passaggio di feci e gas.
I medici suddividono le cause in meccaniche, cioè dovute a un impedimento al transito delle feci e dei gas, e funzionali, legate a un’alterazione della motilità intestinale.
Ostacoli meccanici
Tra quelle più frequenti c’è l’ernia della parete addominale, che fa fuoriuscire un viscere dalla sua sede naturale attraverso un’apertura: durante il passaggio l’intestino può strozzarsi, causando un’occlusione.
Altre volte la causa è dovuta alla presenza di una stenosi, cioè un restringimento del diametro dell’intestino. Tipico è il caso della formazione di un’aderenza, dovuta a una precedente operazione all’addome.
Anche un volvolo o intussuscezione, cioè la torsione o l’introflessione di un’ansa intestinale su se stessa, può provocare un’occlusione. Nei bambini è piuttosto frequente il volvolo primitivo, mentre negli adulti è generalmente dovuto alla formazione di parti fibrose attorno alle quali le anse intestinali si attorcigliano, formando un nodo.
I calcoli biliari, simili a sassolini, possono passare dalla colecisti all’intestino attraverso una fistola, cioè un’apertura anomala formatasi in seguito a un processo infiammatorio, e provocare un’occlusione.
Un’altra causa è dovuta ai residui di sostanze alimentari che, accumulandosi, formano una specie di tappo che impedisce l’ulteriore passaggio dei cibi.
Paralisi del muscolo
Si può verificare un’occlusione anche a causa della paralisi della muscolatura intestinale, con perdita dei movimenti peristaltici, cioè della progressione del contenuto intestinale.
Tra le condizioni che possono portare a un’occlusione per paralisi, un posto di rilievo spetta alla peritonite, cioè l’infiammazione del peritoneo, la sottile membrana che avvolge le pareti della cavità addominale e i visceri in essa contenuti.
Anche forti traumi all’addome, soprattutto se accompagnati da distensione o fratture della colonna vertebrale, possono determinare una paralisi della muscolatura intestinale con occlusione.
Le 7 “spie” del problema
La sede e la causa che hanno provocato l’ostruzione sono responsabili della variabilità e varietà dei sintomi.
Se sono seri, significa che l’ostruzione si è verificata nella prima parte dell’intestino, mentre nelle persone obese, anziane o con una costituzione atletica, e quindi una parete addominale più robusta, i sintomi possono comparire più tardi.
I sintomi sono molti, ma alcuni si manifestano solo in determinati casi.
Il dolore
Quando il disturbo interessa l’intestino tenue, cioè la prima parte del canale digerente, i sintomi compaiono più precocemente e sono caratterizzati da un dolore di forte intensità, che interessa prima la zona in cui è presente l’occlusione e poi tutto l’addome.
Il dolore è la conseguenza della contrazione della muscolatura intestinale, che tenta di spingere il contenuto oltre l’occlusione.
Per tentare di ridurre l’intensità del dolore, il malato assume particolari posizioni, come raccogliere le gambe contro il bacino o flettersi in avanti. In questo modo cerca di alleviare la tensione che percorre la parete addominale.
Il vomito
Insieme alla nausea, è il disturbo che compare più frequentemente.
Il vomito compare all’inizio del disturbo, perché lo stomaco è vuoto, provocando un’espulsione di materiale giallastro.
Se l’occlusione interessa la prima parte dell’intestino, il vomito è formato da succhi gastrici, biliari e pancreatici; se invece l’occlusione interessa la parte finale dell’intestino, il vomito è prevalentemente di materiale fecale.
Quest’ultimo situazione è molto seria, perché se il vomito è particolarmente abbondante si possono avere ripercussioni anche sull’equilibrio dei liquidi e dei sali minerali.
La stitichezza e i gas
Se l’intestino è occluso in qualche punto, il contenuto e i gas presenti al suo interno non possono oltrepassare l’ostacolo e compare stitichezza.
Le feci e i gas che si trovano dopo l’ostruzione sono normalmente eliminati, per questo motivo all’inizio della malattia il disturbo non è evidente.
In ogni caso è meglio non aspettare la comparsa della stitichezza, ma è necessario rivolgersi al medico appena possibile.
I rumori intestinali
Specialmente se l’occlusione si verifica nella prima parte dell’intestino, si possono avvertire forti borborigmi, cioè rumori provocati dal movimento dei gas e dei liquidi presenti nell’intestino che cercano di oltrepassare l’ostacolo.
È possibile vedere e percepire delle anse intestinali attraverso la parete addominale.
La dilatazione dell’addome
Si tratta di un segno molto evidente quando l’occlusione intestinale dura da un certo arco di tempo.
Capita soprattutto se il disturbo coinvolge la parte finale dell’intestino.
Spesso la dilatazione è accompagnata da dolore più o meno pronunciato durante la palpazione dell’addome.
La febbre
In genere, quando compare, indica che la situazione sta diventando più seria.
La temperatura va misurata prima in bocca e poi nel retto: quando i due valori sono diversi, specialmente se vi è un aumento di un grado a livello rettale, vuol dire che è in corso un’infiammazione dell’addome.
Altri segni
Oltre a quelli già descritti, possono essere presenti anche altri disturbi, conseguenza del dolore e della disidratazione, come agitazione, calo della pressione del sangue e del numero dei battiti del cuore, nonché pallore del viso, sudore freddo, pupille dilatate e sete.
Subito in ospedale
Ai primi cenni di occlusione intestinale è necessario correre al più vicino pronto soccorso.
Il medico visiterà accuratamente la persona per individuare il punto esatto dell’ostruzione e rivolgerà alcune domande sull’intensità del dolore, su quando è iniziato e se soffre di malattie dell’apparato digerente, quali sono le sue abitudini di evacuazione.
Poi sottoporrà il paziente ad alcuni esami di accertamento, come la radiografia dell’addome in clisma opaco, per verificare la sede e la grandezza dell’occlusione.
Può essere eseguita anche l’endoscopia, per visualizzare l’interno della parte finale dell’intestino con l’inserimento nel retto di una sonda ottica collegata a un monitor.
Come si interviene
In base ai risultati degli esami, il medico può decidere se è il caso di intervenire immediatamente con un’operazione chirurgica che liberi subito il tratto di intestino occluso, oppure se si può attendere un po’ di tempo e valutare l’evoluzione della situazione.
In alcuni casi è possibile evitare l’intervento chirurgico: è necessario far riposare il malato e dargli molti liquidi e sali minerali.
L’operazione chirurgica
Richiede alcuni giorni di ricovero ospedaliero.
In anestesia generale, lo specialista apre l’addome vicino all’ostruzione ed asporta la massa responsabile della peritonite, se presente.
Si tratta di un intervento che può presentare qualche difficoltà, soprattutto se la persona non è in perfette condizioni di salute; inoltre, non sempre la chirurgia risolve il problema in maniera definitiva.
È il caso di masse tumorali che, se non rimosse completamente, possono deviare il percorso del contenuto intestinale, creando un’apertura artificiale per raccogliere le feci. Si tratta di una cura palliativa: riduce l’intensità dei sintomi senza arrestare la malattia.

