Stitichezza: cause, rimedi e quando preoccuparsi

Un appuntamento con il bagno dovrebbe avere una cadenza frequente e regolare, ma non sempre tutto va come dovrebbe e talvolta possono passare anche alcuni giorni prima di riuscire in quella che sembra una vera e propria impresa. In generale, si stima che più di due persone su dieci siano affette da stitichezza o stipsi, che vanno in bagno meno di tre volte alla settimana.

Una situazione che può essere occasionale e di breve periodo, come in vacanza, a causa del cambio di ambiente e di abitudini, per esempio, oppure cronica e protratta per periodi più lunghi. La stitichezza può essere di due tipi: propulsiva, se l’intestino non mette il giusto impegno nello spingere le feci lungo il retto, o espulsiva, quando si ha difficoltà in fase di uscita, una condizione quest’ultima diffusa soprattutto nel genere femminile.

Spiega Riccardo Annibali, coordinatore dell’Unità di Coloproctologia della Casa di Cura Modonnari di Milano, che il passaggio del feto al momento del parto, come pure la convivenza tra due organi cavi, vagina e retto, separati solo da una sottile parete, possono portare all’indebolimento o addirittura allo sfiancamento del retto stesso. Anche eventuali isterectomie, in cui viene tolto l’utero, accentuano il problema, così come variazioni dell’assetto ormonale.

Per tutti, uomini e donne, però, il fenomeno può essere legato a condizioni alimentari, come il consumo eccessivo di cibi diversi da quelli di casa propria. “Ma possono anche essere alterazioni del sistema automatico responsabile della defecazione che, alla lunga, tenderà a non funzionare più a dovere”, avverte lo specialista.

Diverse soluzioni

Per prevenire e risolvere il problema bisogna concentrarsi soprattutto sullo stile di vita, cominciando dalla tavola: sì ai cibi ricchi di fibre come alimenti integrali, verdura, legumi e frutta (specie kiwi), con l’accortezza di evitare quelli che fermentano e provocano gas.

No ai cibi industriali che contengono elevate quantità di carboidrati, zuccheri e grassi che rallentano i movimenti intestinali, riducono la secrezione e seccano le feci. Inoltre è importante bere quotidianamente non meno di un litro e mezzo di acqua e fare attività fisica. La famosa mezz’ora di camminata a passo sostenuto è un metodo validissimo per regolarizzare il transito intestinale.

Ma un aiuto arriva anche dagli integratori, specie quelli a base di psillio. Attenzione, però, perché non sempre tutto ciò che è naturale è valido. Erbe come senna, cascara e frangula, infatti, lassativi stimolanti presenti nelle tisane e negli integratori, irritano nel tempo l’intestino. Meglio scegliere tisane alla malva, al finocchio o al rabarbaro.

Sul versante chimico, invece, i lassativi osmotici non hanno effetti collaterali negativi, mentre altri, di nuova generazione, chiamati procinetici, funzionano ma solo per un tempo limitato, avverte Annibali.

C’è poi chi trova comodi, soprattutto in vacanza, i rimedi come supposte a base di glicerina o clisteri, da usare però solo occasionalmente. “Buoni risultati, soprattutto per la stipsi espulsiva, li dà il lavaggio intestinale, o idrocolonterapia, che costituisce un utile strumento di ginnastica passiva per la muscolatura dell’intestino, da ripetere a cicli”, conclude lo specialista.

Esami specifici

Per la stipsi esistono appositi esami, non molto invasivi, a cui sottoporsi. In particolare la radiografia del tempo di transito intestinale permette di individuare le cause della stitichezza propulsiva, mentre la defecografia e la manometria anorettale consentono la corretta diagnosi di una ostinata stipsi espulsiva.

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