Ragadi anali: ne soffrono le persone “rigide”?

Sembrano “semplici” spaccature dell’ano, ma per chi ne è afflitto sono decisamente dolorose. E la percentuale di chi ne soffre è tutt’altro che indifferente: coinvolge almeno una persona su dieci, colpisce leggermente di più le donne e anche i bambini non ne sono esclusi.

Possono comparire in qualsiasi periodo della vita: a partire dalla tarda adolescenza (17-18 anni) sino alla terza età, mentre nel bambino la fascia d’età maggiormente a rischio è quella compresa tra i 4 e i 5 anni.

La loro origine è oscura e, nonostante si chiami spesso in causa una maggiore fragilità dei tessuti, il perché si formino queste dolorose fessurazioni è ancora un interrogativo aperto. Non per la medicina olistica, una medicina “alternativa” che affronta ogni tipo di malattia non solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello spirituale. Secondo questa medicina globale, le ragadi anali sono l’effetto finale di un disagio interiore che trova nel corpo una sua valvola di sfogo.

Dove si formano

Le ragadi sono spaccature che si formano sulla superficie cutanea che riveste il margine anale.

Possono formarsi in qualsiasi punto dell’ano ma, nell’80 per cento dei casi, si localizzano sulla commissura posteriore, ovvero nel punto in cui l’ano si raccorda al coccige (il tratto terminale della colonna vertebrale), attraverso un fascio fibroso.

Un altro 10-15 per cento si forma nel punto diametralmente opposto, appena al di sotto dei genitali. La restante percentuale è uniformemente localizzata lungo la circonferenza dell’ano.

Che cosa producono

Inizialmente la ragade è acuta e si manifesta come una spaccatura momentanea che può facilmente cicatrizzarsi.

Ma se tanto permane, non tarda certo a farsi sentire: provoca un bruciore nel momento della defecazione che, a volte, si può accompagnare anche a una perdita di sangue (da qualche goccia a quantità più consistenti).

La lesione tende a diventare cronica e, in questo caso, il dolore diventa insopportabile: si manifesta durante la defecazione e permane per parecchie ore, diventando sempre più intenso. Si calma di notte, ma al risveglio, andando nuovamente in bagno, rinasce di nuovo prepotentemente.

È un dolore scarsamente controllabile, se non con antidolorifici piuttosto forti. I bidet con acqua fredda peggiorano invece la situazione, mentre lavaggi con acqua tiepida possono alleviare leggermente i sintomi.

La malattia è una valvola di sfogo “interiore”

Secondo la medicina olistica, cattiva igiene o rilassamento dei tessuti anali non sono le cause della formazione delle ragadi anali, che invece hanno un’origine più profonda.

Per la medicina olistica, infatti, qualsiasi malattia dell’organismo (ragadi comprese) non è un fenomeno casuale, ma è piuttosto la manifestazione sul piano fisico di una disarmonia interiore: in altre parole, è la manifestazione di uno squilibrio emozionale ed energetico che trova la sua valvola di sfogo finale in un fenomeno evidente, che non può essere ignorato.

A rischio chi è troppo pignolo

Proprio perché frutto di meccanismi più profondi, non a caso le ragadi sono caratteristiche di certe persone.

Esiste addirittura una sorta di identikit della personalità di chi è potenzialmente portato a maturare questo tipo di disturbo. Generalmente si tratta di persone estremamente rigide con gli altri e ancora prima con se stesse, che non sanno concedere debolezze, estremamente precise nel lavoro e pignole.

Non lasciano nulla all’improvvisazione e vogliono sempre tenere ogni situazione sotto controllo.

Cosa avviene nell’ano

L’interiorità delle persone rigide si “ribella” trovando come bersaglio proprio il muscolo del controllo per eccellenza, ovvero il muscolo anale.

Questo muscolo, che è simile a un manicotto della lunghezza di circa 8 centimetri, rimane normalmente contratto giorno e notte per rimanere ben chiuso e impedire fuoriuscite delle feci.

Si rilascia solo quando, per un meccanismo riflesso, sente la presenza delle feci nell’ampolla rettale: manda un messaggio al cervello e, da qui, parte l’ordine a rilassarsi e a richiudersi immediatamente dopo la defecazione. Il tutto avviene indipendentemente dalla nostra volontà.

Ma in chi ha una personalità “rigida” il lavoro di questo muscolo subisce delle alterazioni nel suo normale lavoro, all’origine della formazione della ragade.

Inizia a contrarsi molto di più della norma e questa eccessiva tonicità può essere rilevata in modo oggettivo: sia attraverso una visita effettuata da un proctologo, sia attraverso un esame (manometria) che rileva e misura le forze di contrazione di questo muscolo.

Rimanendo contratto il muscolo rende difficoltoso il passaggio delle feci e, poiché è fissato posteriormente al coccige, la defecazione costringe l’ano a rompersi proprio all’altezza della terminazione della colonna vertebrale.

Le ragadi possono anche diventare croniche

Se il meccanismo di contrazione dell’ano si mantiene a lungo, la ragade da acuta si trasforma in un fenomeno cronico e la spaccatura diventa sempre più profonda.

Vengono perciò allo scoperto le fibre del muscolo sfintere che, innervato da molte terminazioni nervose, trasforma la defecazione in un vero e proprio supplizio per chi ne soffre.

Con il tempo, inoltre, i bordi della ragade diventano callosi e la possibilità che la ferita si rimargini in modo spontaneo diventa impossibile.

La fase cronica, d’altra parte, è facilmente in agguato: l’eccessivo tono dello sfintere provoca la ragade e questa, a sua volta, provoca il dolore.

Per difendersi dalle sensazioni dolorose che colpiscono l’ano, però, è immancabile un meccanismo riflesso che stringe ulteriormente il muscolo, in una sorta di circolo vizioso.

Il disturbo è perciò inesorabilmente destinato ad autoalimentarsi.

Da ricordare

Per evitare che diventino croniche, le ragadi vanno curate subito.

Come curare le ragadi anali

Quando la ragade è allo stadio acuto, la cura più indicata può essere rappresentata da una pomata cicatrizzante che aiuti la ferita a richiudersi.

Se la ragade è ormai allo stadio cronico, invece, l’unica soluzione è rappresentata da un intervento chirurgico che è definito sfinterotomia laterale interna sinistra minima.

L’intervento si fa così.

Consiste nella pratica di un’incisione sul lato sinistro della base dello sfintere interno, in modo che il muscolo allenti la sua tensione. Non faccia più da ostacolo al passaggio delle feci, meccanismo che sta alla base della formazione della ragade.

L’incisione non altera comunque la buona tenuta dello sfintere e, dopo l’intervento, mantiene perfettamente la sua funzionalità e la sua capacità di mantenere come sempre la continenza.

Due tipi di anestesia

L’intervento viene eseguito in anestesia totale, ma alcuni specialisti lo praticano con la sola anestesia locale: si tratta di un’anestesia particolare che è stata messa a punto negli Stati Uniti.

Consiste nell’iniettare nella zona anale una sostanza anestetizzante che è una zona assolutamente insensibile.

La sostanza anestetizzante viene fatta scivolare verso il basso e, per diffusione, addormenta la parte su cui il chirurgo va ad agire.

È possibile farla, però, se la ragade non è dolorosa, perché altrimenti non è possibile introdurre nell’ano gli strumenti necessari a eseguire l’intervento.

L’intervento dura circa mezz’ora ed è eseguito in anestesia locale o generale in day-hospital, mentre in caso contrario prevede una notte di degenza in ospedale. Il rientro al lavoro può avvenire dopo una settimana.

Cosa fare dopo

Risolto il problema propriamente fisico, vale la pena di prendere in considerazione i motivi “più interni” che portano alla formazione della ragade e lavorare contro la propria tendenza a controllare le situazioni, per evitare che il disturbo possa nuovamente ripresentarsi.

Dizionario

Ano: tratto terminale dell’intestino retto che si apre all’esterno, nella zona perineale posteriore. È formato da mucosa intestinale e da due anelli formati da fasce di muscoli lisci e striati (lo sfintere interno e lo sfintere esterno). L’apparato muscolare provvede a tenere chiuso l’orifizio, la cui apertura consente l’espulsione delle feci.

Coccige: osso che rappresenta la parte terminale della colonna vertebrale. Ha forma triangolare ed è posto inferiormente all’osso sacro, con il quale si articola.

Sfintere interno: muscolo a forma di manicotto, posto all’interno del condotto anale, che provvede a mantenere la continenza e ad aprirsi per meccanismi indipendenti dalla volontà ogni volta che è necessario eliminare le feci.

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