Quando il disturbo è leggero e saltuariamente presente, basta seguire qualche semplice regola igienica e alimentare. Se invece diventa persistente e doloroso, non mancano certo le soluzioni, non solo chirurgiche.
Le ragadi interessano circa il 10 per cento della popolazione, in particolare le donne tra i 25 e i 50 anni, ma possono colpire anche anziani e bambini. Si tratta delle ragadi anali, piccoli taglietti del rivestimento cutaneo dell’ano, della lunghezza di pochi centimetri, che mettono a nudo le fibre del muscolo sfintere, ricche di terminazioni nervose.
In circa il 30–40 per cento dei casi sono associate anche alle emorroidi e sono tipiche di alcuni gruppi di persone, come i pigri o gli insicuri. Vediamo quindi di che cosa si tratta e che cosa conviene fare quando si è colpiti dal disturbo.
Dove compaiono
Le ragadi possono comparire in ogni parte dell’ano, anche se nell’80 per cento dei casi si trovano nella parte posteriore, sul davanti del coccige, un piccolo osso di forma triangolare situato alla base della colonna vertebrale.
In un altro 15 per cento dei casi le ragadi si formano nella parte anteriore dell’ano, dietro i genitali, mentre nel rimanente 5 per cento si trovano sulle pareti laterali dell’ano, lungo la sua circonferenza.
Come si formano
Le ragadi anali si formano a causa di un’eccessiva contrattura del muscolo sfintere anale, un anello muscolare che controlla l’emissione delle feci.
Nelle persone affette da ragadi, questo muscolo è poco elastico ed eccessivamente contratto, creando un ostacolo al normale passaggio delle feci. Lo sfregamento tra le feci che tentano di uscire e il muscolo contratto, che non si rilascia abbastanza al momento dell’evacuazione, causa lacerazioni della pelle dell’ano.
Ciò capita più facilmente nelle zone in cui il muscolo ha meno possibilità di distendersi, perché fissato più saldamente alle strutture vicine, cioè posteriormente (dove è unito al coccige) e anteriormente (dove è unito alla vagina nelle donne e alla prostata negli uomini). In tali aree, gli strati esterni che ricoprono il muscolo sono meno nutriti perché ricevono meno sangue e sono quindi più predisposti a subire danni da uno stimolo traumatico.
Tutta colpa di un muscolo
Le ragadi sono dovute a un ipertono dello sfintere anale, cioè a una contrazione eccessiva e involontaria dell’ano. Lo sfintere anale è formato da due parti, chiamate rispettivamente sfintere esterno e sfintere interno.
Quando la massa fecale giunge all’ampolla rettale, la parte finale dell’intestino, le cellule della cosiddetta “area di transizione” vengono stimolate e inviano al cervello un segnale che, a sua volta, comanda allo sfintere di aprirsi per far fuoriuscire le feci e richiudersi subito dopo.
Il muscolo sfintere interno
Ha un’attività autonoma, cioè la sua azione avviene senza che ce ne accorgiamo, e rimane contratto sia di giorno sia di notte per impedire la perdita di feci.
Il muscolo sfintere esterno
Lo sfintere esterno, invece, è sotto il controllo della nostra volontà e ci consente di decidere se chiudere o aprire l’ano, ossia lo sbocco del retto verso l’esterno.
Le altre cause
A volte, anche se per fortuna di rado, le ragadi anali sono la conseguenza di alcuni disturbi a carico dell’apparato digerente, come la malattia di Crohn.
Si tratta di una malattia infiammatoria cronica che può interessare qualsiasi tratto del tubo digerente, anche se sono coinvolti maggiormente l’intestino tenue e il colon.
Altre volte, la ragade è la conseguenza di un’affezione parassitaria a carico dell’ano, come l’amebiasi o di una malattia batterica o virale che è stata trasmessa tramite rapporti sessuali, come la sifilide o il linfogranuloma.
In questi casi la guarigione della ragade si può ottenere soltanto curando con medicine adeguate la malattia di base.
È molto importante riconoscere e curare tempestivamente le ragadi prima che evolvano verso la forma cronica, che è più difficile da tenere sotto controllo. In caso di dolore intenso durante o dopo la defecazione e di sanguinamento, occorre rivolgersi al proctologo, lo specialista per questo genere di disturbi.
Due segnali precisi annunciano il problema
Le ragadi sono caratterizzate da due sintomi ben precisi.
Il dolore è il segno più evidente della presenza delle ragadi. Si tratta di un dolore molto intenso, che in genere compare subito dopo la defecazione e dura anche 15 minuti o tutta la giornata, a seconda della gravità della malattia.
Il disturbo tende a scomparire di notte, per essere di nuovo presente nella successiva defecazione. Può verificarsi anche un dolore di modesta intensità che, in alcuni casi, può comparire dopo la defecazione.
Nei casi particolarmente seri, la persona cerca di rimandare la defecazione il più a lungo possibile e, di conseguenza, la comparsa dei dolori. Altri disturbi che possono associarsi alle ragadi sono sudori freddi e senso di spossatezza, fino ad arrivare alla sensazione di svenimento.
Le nostre difese agiscono così
Le ragadi possono essere accompagnate dalla formazione di due piccole escrescenze di carne, alla periferia e al centro della ragade, chiamate rispettivamente “peduncolo sentinella” e “papilla ipertrofica”.
Sono protuberanze benigne che non degenerano in qualcosa di pericoloso e rappresentano il tentativo del corpo di “proteggere” la ferita. Purtroppo questo tentativo non è quasi mai efficace.
La papilla ipertrofica è situata nella parte superiore della ragade, le cui dimensioni diventano maggiori rispetto a quelle normali a causa dell’infiammazione locale, con conseguente tentativo di coprire e proteggere la lesione.
Il polipo sentinella, facilmente palpabile come una piccola pallina alla base della ragade, prende il nome dal suo scopo di difendere la ragade.
Possono essere utili i dilatatori
Quando la ragade anale è ancora in fase iniziale non ha interessato i fasci muscolari, si possono usare i dilatatori.
Sono piccoli strumenti di materiale plastico, di calibro crescente, dalla forma simile a un cono, reperibili in farmacia senza ricetta medica.
Iniziando dal dilatatore con il diametro più piccolo, la persona deve introdurli nell’ano, con molta delicatezza, in modo da allargare le fibre muscolari dello sfintere, riducendone gradualmente la tensione per facilitare la cicatrizzazione della ferita.
L’operazione va eseguita ogni giorno per circa un mese, aumentando pian piano il diametro del dilatatore fino al calibro maggiore.
L’importanza della visita medica
Rendo nell’ano un dito protetto da un guanto è già possibile capire se lo sfintere è troppo contratto e se c’è una lacerazione che provoca un intenso dolore.
Se la ragade è piccola e il dolore non è intenso, il proctologo inserisce un anoscopio, una cannula di plastica con una fonte luminosa per esaminare meglio la zona.
Invece, se la persona avverte un dolore eccessivo e non sopporterebbe l’esame, significa che la malattia è già cronica e che è necessario un intervento chirurgico.
Se allo specialista servono dati sulla contrazione muscolare, può sottoporre il malato alla manometria, esame che rileva la tensione dello sfintere anale a riposo e in fase di contrazione volontaria.
Si esegue inserendo un palloncino gonfiabile nell’ano, collegato a un misuratore di pressione che registra le variazioni della pressione muscolare nelle varie fasi di lavoro.
Le soluzioni per eliminarle
L’operazione è l’unica soluzione valida se il disturbo è cronico, cioè non è in grado di guarire da solo ma si protrae nel tempo.
La sfinterotomia laterale interna sinistra, questo è il nome dell’intervento, viene praticata in anestesia sia generale sia locale e può essere effettuata in day-hospital.
Il chirurgo incide il muscolo sfintere interno nella sua parte più esterna per circa 1,5 centimetri dal lato sinistro, per aiutarlo a rilassarsi, così da renderlo meno contratto. Se eseguito bene, l’intervento non modifica la tenuta dello sfintere, che torna normale.
Le due tecniche più diffuse
La tecnica aperta, la più diffusa, consiste nell’incidere la muscolatura rivestita, isolare il muscolo per 1–2 centimetri e infine ricucire subito dopo l’incisione.
La ferita viene richiusa con piccoli punti di sutura, variabili per numero in base alla grandezza della lesione, che si riassorbono spontaneamente.
La tecnica chiusa, invece, prevede l’inserimento di un bisturi tra il muscolo sfintere interno e il muscolo sfintere esterno; il chirurgo lo incide per 1–2 centimetri.
È la tecnica preferita dai malati perché prevede tagli di 3–4 millimetri, ma va eseguita da mani esperte per evitare ascessi anali e fistole.
Nei casi più seri
Nei casi in cui la ragade è particolarmente grossa e profonda, è necessario ricorrere a un intervento di anoplastica, poiché i punti di sutura non sarebbero in grado di rimarginare la ferita.
L’intervento consiste nell’isolamento di un frammento di pelle intorno all’ano e nel farlo scorrere, con opportune tecniche, fino a ricoprire l’area denudata del muscolo dopo l’asportazione della ragade.
L’operazione dura circa mezz’ora e può essere effettuata in day-hospital se l’anestesia è locale, mentre se è generale richiede il ricovero.
Il giorno dopo l’operazione il dolore scompare e il malato può defecare accusando solo un bruciore di modesta entità. È quindi sufficiente lavare spesso la zona con appositi saponi e acqua calda.
I rimedi futuri
Recentemente, per la cura delle ragadi anali sono state proposte nuove soluzioni che, anche se utilizzate soltanto in fase sperimentale, sono in uso da tempo nella cura di altre malattie e sono la tossina botulinica e la pomata alla nitroglicerina.
La tossina botulinica
La tossina botulinica è una tossina prodotta da un batterio, il Clostridium botulinum, in grado di agire sulle terminazioni dei nervi, bloccando il rilascio di alcuni neurotrasmettitori.
In pratica, i muscoli non rispondono più agli stimoli. La tossina, dopo essere stata diluita, viene iniettata nel muscolo sfintere dell’ano, intorno alle ragadi, in modo da farlo rilassare e permettere alla ferita di chiudersi.
È di assoluta importanza trovare il dosaggio adeguato e personalizzato per ogni persona. Infatti, se il dosaggio è troppo basso, non si ottengono miglioramenti, mentre se è troppo elevato può provocare un eccessivo rilassamento del muscolo, con una incontinenza temporanea che potrebbe durare anche qualche settimana.
La pomata alla nitroglicerina
Sebbene sia ancora in fase di sperimentazione, i risultati iniziali sembrano incoraggianti. È stata messa a punto una pomata da usare nei casi di ragadi in fase acuta.
Si tratta di un prodotto da spalmare esternamente, che favorisce il rilassamento del muscolo sfintere anale, facilitando la cicatrizzazione.
Alcuni specialisti suggeriscono anche l’applicazione dei cerotti alla nitroglicerina, come quelli usati per chi soffre di angina pectoris o di malattie alle coronarie.
Con entrambe queste cure si sono ottenuti risultati incoraggianti. Per le necessarie conferme è però richiesto un periodo più lungo di studio per stabilire l’efficacia di queste soluzioni.



