Una stitichezza “particolare”: ostruita defecazione e rettocele

Il rettocele è un disturbo tutto al femminile, che compare più spesso con il passare degli anni.

Colpisce solo le donne, in particolare nell’età matura, ma non risparmia anche le più giovani. Stiamo parlando del rettocele, una sorta di “sacca” che può formarsi nella parte finale del retto. Un problema fastidioso e imbarazzante ma che, con un semplice e rapido intervento chirurgico, può essere risolto definitivamente. Vediamo meglio di che cosa si tratta.

Rettocele, colpisce solo le donne

È un problema solo femminile: il retto e la vagina sono separati da una robusta membrana, chiamata setto retto-vaginale, che ha lo scopo di evitare interferenze tra l’attività sessuale e l’attività di defecazione.
Il retto è un “fondamento” di questo setto verso la vagina. In pratica, si forma una sacca estroflessa che finisce per spingere contro la vagina e la vescica.

Chi è più predisposta

In alcune donne, il setto retto-vaginale è debole, probabilmente a causa di una predisposizione congenita (cioè presente sin dalla nascita), ma non sempre questo è sufficiente per la formazione del rettocele. Possono infatti concorrere alla sua formazione anche altri fattori.

L’età: più si invecchia più i tessuti vanno incontro a un rilassamento. Non a caso il maggior numero di donne soggette al rettocele ha più di 40 anni.

Il numero di gravidanze: ogni parto, in base anche al peso del neonato e alla durata del travaglio, può indebolire la membrana tra retto e vagina.

Tuttavia, anche se raramente, è possibile osservare un rettocele anche in donne di giovane età che non hanno partorito: in questo caso le cause sono da ricercare in una particolare debolezza congenita del setto retto-vaginale associata a disordini del regolare meccanismo della defecazione.

Un problema correlato

È importante ricordare che il rettocele si presenta spesso associato alla cosiddetta sindrome da ostruita defecazione (ODS, dall’inglese Obstructive Defecation Syndrome), un problema che riguarda nello specifico la muscolatura preposta alla defecazione.
Questa, infatti, non sarebbe perfettamente coordinata nella spinta delle feci, così spingerebbe le stesse contro la membrana che separa il retto dalla vagina, sfiancandola.

In questo caso, è quasi sempre presente anche un prolasso della mucosa rettale. Si interviene come nel caso del rettocele, per riparare lo sfiancamento e rendere più resistente la muscolatura.

Come si manifesta

Il rettocele si riconosce facilmente perché tutte le donne ne soffrono riferiscono praticamente gli stessi sintomi.

Prima di tutto si manifesta una stitichezza “particolare”: si avverte difficoltà alla defecazione, come se l’intestino non fosse completamente svuotato dopo l’evacuazione. Non a caso, spesso si rende necessario favorire con mani e dita l’evacuazione (anche esercitando una pressione vaginale).

Si presenta in diversi gradi

Il rettocele si distingue in base alla profondità della sacca. Si parla di:

  • rettocele superficiale: sacca al di sotto dei 2 centimetri;
  • rettocele medio: sacca dai 3 ai 4 centimetri;
  • rettocele a grande colletto: sacca superiore ai 4 centimetri.

Ovviamente, maggiore è la sacca, più seri sono i sintomi: nei casi più gravi ad avvertire dolore nella parte bassa dell’addome e perfino nella zona sacrale.

Rettocele: facile da scoprire

Per una corretta diagnosi del rettocele è fondamentale ascoltare i sintomi riferiti dalla donna: spesso, infatti, essa si rivolge ai medici che, pur trovandosi di fronte all’elenco inequivocabile dei sintomi, non pensano a questo problema.

Basta, infatti, un ascolto attento e il collegamento dei vari sintomi tra loro per essere orientati alla ricerca di questo disturbo.

Da un punto di vista strettamente diagnostico il rettocele può essere accertato con due esami.

Esame proctologico

Con l’esplorazione combinata rettale e vaginale.
Si tratta di una semplice ispezione manuale. In pratica, lo specialista proctologo inserisce un dito nell’ano e uno nella vagina, e spingendo posteriormente verso il retto, avverte una sacca che si forma tra vagina e retto.

Questi sintomi derivano dal fatto che le feci finiscono per incastrarsi nella sacca che si è formata e non riescono più a fuoriuscire.

Inoltre, rimane sempre un residuo sul fondo della sacca, soprattutto se questa è particolarmente profonda.

Proprio per questo, quando ci si alza in piedi si avverte un senso di peso nella zona perineale.

Inoltre, la sacca che si è creata, spingendo verso la vagina, finisce con l’irritare l’uretra: da qui ecco spiegato un frequente stimolo a fare pipì.

Infine, il rettocele provoca una “debolezza” della parte posteriore della vagina, per cui è possibile accusare dolore durante il rapporto sessuale (dispareunia).

La defecografia

Questo è un esame strumentale, una sorta di radiografia del rettocele, che permette di verificare accuratamente la presenza della sacca e le sue dimensioni.

In pratica, viene iniettata nell’ano una “pappa” di bario, che funge da mezzo di contrasto. A questo punto, si chiede alla donna di defecare il bario. Durante l’azione il tutto viene impressionato su una serie di lastre o, nei centri più attrezzati, filmato (cine-defecografia).

Nel caso in cui si presenti la sacca, il bario segue lo stesso percorso delle feci, resta quindi intrappolato in parte o totalmente nell’estroflessione.

La soluzione è solo chirurgica

Trattandosi di un problema totalmente meccanico, qualsiasi intervento con farmaci è del tutto inutile.

L’unica cura realmente efficace consiste nell’intervento chirurgico.

Fino agli anni Settanta, l’intervento di risoluzione del rettocele veniva svolto esclusivamente dai ginecologi che intervenivano entrando nella vagina.
In pratica, essi “scollavano” il rivestimento della parete vaginale posteriore, in modo da raggiungere la muscolatura del setto, che una volta individuata veniva ricucita con punti di sutura.

Oggi si opera attraverso l’ano.
Attualmente, l’intervento viene in genere svolto da un chirurgo esperto di malattie colo-proctologiche, entrando dal retto. Questa nuova metodica offre notevoli vantaggi rispetto all’operazione intravaginale.

Come avviene l’intervento

Oggi si fa una plastica chirurgica nella zona del cedimento.

In pratica, si incide la parete anteriore del retto, creando un lembo di mucosa (la parete di rivestimento interno del retto) che viene “sollevato” come una specie di “tendina”. In questo modo si scopre la parete muscolare del setto e si rileva il cedimento.

A questo punto si interviene per avvicinare tra loro i muscoli presenti intorno alla sacca mediante punti di sutura che possono essere fatti prima in modo orizzontale e poi verticale, proprio per rinsaldare al meglio il difetto della membrana retto-vaginale.

Una volta terminata la plastica di rinforzo, si ribassa la “tendina” e si ricostituisce il rivestimento interno del retto. Il tutto dura circa un’ora.

Come comportarsi dopo l’intervento

È fondamentale evitare sforzi per le due settimane successive all’intervento: si tratta di una plastica e, come tale, deve “assestarsi”.

In pratica

Affidarsi a centri specializzati.
In realtà, in principio di rettocele, del tutto privo di sintomi, si ha in moltissime donne. Questo, però, non significa che si debba intervenire.

Generalmente, infatti, non si interviene se la sacca è inferiore ai 2 centimetri di profondità e se non si avvertono sintomi.

Per l’operazione è fondamentale affidarsi a un chirurgo specializzato in problemi colo-rettali.

L’intervento può essere tranquillamente svolto in centri pubblici o privati, l’importante è che siano specializzati.

Si può intervenire in anestesia generale o spinale, ma anche in anestesia locale, senza avvertire alcun dolore e senza alcun problema per la donna.

Dizionario

Ano: orifizio all’estremità terminale del retto.

Bario: mezzo di contrasto che viene utilizzato nelle indagini radiografiche, come la defecografia, e che risulta inerte per l’organismo.

Prolasso: cedimento di un organo, di una parte di esso o di una mucosa, che scivola verso il basso rispetto alla sede originaria.

Retto: porzione terminale dell’intestino, lunga circa 15 centimetri, compresa tra il colon sigmoideo e l’ano. È la più importante zona d’origine degli impulsi che controllano la defecazione.

Uretra: canale che conduce l’urina dalla vescica all’esterno.

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