Un eccessivo introito di carboidrati e di lieviti nella dieta
Un eccessivo introito di carboidrati e di lieviti può portare a uno squilibrio nelle popolazioni di microrganismi intestinali, con conseguenze importanti sullo stato di salute del soggetto, a cui però è possibile porre rimedio con una dieta opportuna e una terapia ad hoc.
Le nuove attenzioni sulla flora intestinale
Sulla flora intestinale si sono concentrate negli ultimi anni molte attenzioni della ricerca e della pratica clinica in ambito gastroenterologico e proctologico.
Da una sua alterazione, definita in termini clinici come disbiosi, può derivare infatti un’ampia gamma di disturbi. Ne abbiamo parlato con Riccardo Annibali, coordinatore dell’Unità di Coloproctologia “Milano Nord” della Casa di cura Columbus di Milano, che da molti anni si occupa di queste problematiche.
Che cosa si intende per disbiosi intestinale
Definizione
Per disbiosi s’intende un’alterazione della flora batterica dell’intestino. Si tratta di un insieme di organismi unicellulari che nel loro complesso sono più numerosi di tutte le cellule del corpo umano. Fino a poco tempo fa si dava poca importanza a questo insieme di cellule, mentre ora c’è un tentativo di rivalutare il ruolo di questo “organo dimenticato”.
Famiglie e funzioni
Al di là delle definizioni, si è scoperto che il buon funzionamento della flora batterica è essenziale per la salute.
Non tutte le cellule che compongono la flora intestinale sono uguali: sono divise in diverse “famiglie” che differiscono per natura e numerosità e che coesistono rispettando un certo equilibrio nell’intestino umano.
Quando l’equilibrio si altera
Quando questo equilibrio si altera, ecco insorgere i problemi intestinali. Le due tipografie di disbiosi più diffuse sono quella putrefattiva e quella fermentativa.
La prima era diffusa parecchi decenni fa negli Stati Uniti ed era dovuta a una dieta troppo sbilanciata sul consumo di carni. Oggi invece, a causa di una dieta troppo ricca di carboidrati e lieviti, è molto più diffusa quella fermentativa.
La dieta occidentale e il ruolo dei carboidrati
Come nasce il problema
A livello intestinale, i lieviti non devono superare l’1% della flora batterica. Ma nel mondo occidentale il consumo di carboidrati è aumentato in modo incredibile, alimentando la proliferazione dei lieviti.
La percentuale dell’1% si è trasformata in un 10–20–30% e nei casi più gravi addirittura nel 50–60–70%.
Perché la dieta mediterranea non c’entra
È necessario chiarire un equivoco: ciò che oggi viene definito “dieta mediterranea” non è più la dieta tradizionale, basata su alimenti integrali e privi di zuccheri aggiunti.
Oggi la maggior parte dei carboidrati consumati è raffinata e di scarso valore nutritivo.
Come si accorge un paziente della presenza di una disbiosi fermentativa
Sintomi più frequenti
È plausibile che circa l’80% dei casi di colon irritabile siano in realtà forme di disbiosi. I sintomi:
- gonfiore e crampi addominali
- prurito e bruciore perianale
- cattiva digestione
- astenia cronica
- cefalea
- disturbi della pelle
- stitichezza o diarrea
- scarsa risposta agli antibiotici
- perdita di capelli
- sindrome da stanchezza cronica
Altri disturbi correlati
Sono presenti anche forme recidivanti di candidiasi, intolleranze alimentari, disturbi immunitari.
Diagnosi e terapia
Come arriva il paziente
Molti pazienti peregrinano tra diversi specialisti senza trovare soluzione. Alcuni presentano intolleranza ai lieviti, ormai molto diffusa. Altri ancora lamentano sintomi correlati alla celiachia o alla sensibilità al glutine, mentre il vero problema può essere una disbiosi.
Come si fa diagnosi
Esami più indicati
Sono disponibili test per la ricerca dei lieviti al microscopio su un prelievo o per la ricerca degli anticorpi specifici.
Tuttavia, nei casi rari in cui sono necessari, il medico preferisce affidarsi a una buona anamnesi e a una visita accurata.
Procedura terapeutica iniziale
Il primo passo consiste spesso in una dieta “di attivazione”, in cui si eliminano lieviti e si regolano le funzioni intestinali.
Si prosegue poi con farmaci antifungini prescritti dal medico (itraconazolo, nistatina, fluconazolo, clotrimazolo) associati a prodotti naturali (semi di pompelmo, melaleuca) e lavaggi del colon mediante idrocolonterapia.
Ruolo dei probiotici
Fondamentale il ripristino della flora intestinale mediante somministrazione di probiotici specifici.
La dieta: la parte più difficile per il paziente
Cibi esclusi e permessi
In breve, occorre eliminare:
- zuccheri semplici (saccarosio, miele, marmellata, pasticceria, frutta secca e candita)
- bevande gassate e succhi di frutta
- latticini (latte, yogurt vaccino)
- carboidrati contenenti lieviti (pane, pizza, prodotti da forno)
- alcolici (vino, birra, superalcolici)
- tè, caffè, cioccolato
- spezie e aceto
- cibi che favoriscono i gas (cavoli, broccoli, carciofi, legumi, melanzane)
Sono invece consentiti:
- caffè d’orzo
- latte di riso o di soia
- carne di maiale in misura moderata
- carni rosse e bianche
- pesce
- cereali privi di lieviti (avena, riso, mais)
- verdure non fermentative
- pomodori in piccole quantità
Alcune note importanti
È necessario costanza e volontà: il riequilibrio richiede da tre a sei mesi.
Quanto tempo serve per ristabilire l’eubiosi
Tempi medi
I risultati sono ottimi ma richiedono pazienza e un cambiamento nello stile alimentare e nella vita quotidiana.
Lo squilibrio si è instaurato in anni, dunque non può essere risolto in pochi giorni.
Le regole da seguire dopo il trattamento
Mantenere l’equilibrio della flora
Una volta riequilibrata la flora, è fondamentale mantenerla:
- evitare di esagerare con alimenti fermentativi
- seguire cicli di probiotici
- utilizzare prodotti naturali antinfiammatori
- continuare a evitare zuccheri raffinati
- mantenere un’attività intestinale regolare
I consigli del medico
Cosa deve fare uno specialista davanti a questi disturbi
Occorre far comprendere al paziente l’origine del disturbo, perché spesso il problema non appare evidente.
È fondamentale che il medico sia aggiornato su queste tematiche, soprattutto sulla disbiosi. Chi non se ne occupa specificamente difficilmente potrà seguire adeguatamente questo tipo di pazienti.





