L’incontinenza fecale incide profondamente sulla qualità della vita, ma le soluzioni ci sono: farmaci, interventi chirurgici e riabilitazione possono risolvere la situazione. Le novità della ricerca.
È un disturbo di cui non si parla volentieri, ma che incide profondamente sulla qualità della vita delle persone che ne sono affette, riducendo le loro attività quotidiane.
In Italia, si calcola che circa il 3-5 per cento della popolazione sia colpito dall’incontinenza fecale (l’incapacità di trattenere l’emissione delle feci), con punte che raggiungono anche il 20-25 per cento tra le persone anziane.
Oggi, però, esistono nuovi sistemi di cura, alcuni già attuabili, altri ancora in fase sperimentale.
Controllo della defecazione: un meccanismo complesso
Il controllo della defecazione è un meccanismo piuttosto complesso, che coinvolge numerosi organi e apparati.
Quando il cibo ha lasciato la bocca, dopo aver percorso tutto l’esofago, raggiunge lo stomaco; qui ha inizio una lunga serie di processi chimici che lo trasformano in una sostanza liquida, per essere assorbito dall’intestino.
Soltanto una piccola percentuale di cibo, sotto forma di feci, raggiunge l’ampolla rettale, dove si ferma per un certo tempo.
L’ampolla rettale è una specie di serbatoio situato alla fine dell’intestino, collegato a numerosi centri nervosi posti nel cervello. A questi centri arrivano alcuni stimoli (legati alla nostra volontà) che causano il rilascio dei muscoli che controllano gli sfinteri anali (interno ed esterno), così da permettere lo svuotamento dell’ampolla rettale dalle feci.
Incontinenza fecale: le cause
I malati di incontinenza fecale si possono suddividere in due grandi gruppi, a seconda che presentino o meno lesioni agli sfinteri anali.
Se ci sono lesioni
Nel caso di incontinenza fecale da lesioni agli sfinteri anali, il disturbo può essere provocato da un trauma che ha danneggiato direttamente gli sfinteri o da una precedente operazione chirurgica (per esempio, un intervento per ragade anale, per fistola perianale o per emorroidi, oppure in seguito ad asportazione di un tumore del retto).
Altre cause possono essere legate a lacerazioni anali che si sono verificate durante il travaglio del parto, in seguito a un incidente stradale o a pratiche sessuali molto violente.
Anche alcune malattie, come il prolasso rettale, le ragadi anali o le emorroidi (soprattutto se sono complicate e durano da molto tempo) possono portare alla perdita involontaria delle feci o, più facilmente, a una perdita di materiale fecale liquido o di gas.
Se dipende dai nervi
Se non ci sono lesioni agli sfinteri anali, il problema deriva soprattutto dalla mancanza di controllo per problemi di innervazione. In questi casi, sono colpiti i nervi che controllano l’attività dei muscoli che regolano il funzionamento degli sfinteri anali. Questo tipo di disturbo si verifica, in particolare, tra le persone:
– malate di diabete,
– che hanno subito un danneggiamento dei nervi del perineo in seguito a un parto particolarmente difficile,
– che hanno subito lesioni traumatiche del midollo spinale,
– che hanno anomalie presenti fin dalla nascita,
– che soffrono di malattie degenerative del sistema nervoso (tumori del cervello, come la sclerosi multipla).
Un’altra causa di incontinenza fecale è la diarrea prolungata o il prolasso dell’intestino retto, in cui l’ultima parte di intestino tende a fuoriuscire dall’ano e, di conseguenza, non è più in grado di controllare il perfetto meccanismo di apertura e di chiusura degli sfinteri.
Infine, può anche esserci un danno neurologico legato al trattamento con raggi X, effettuato per la cura dei tumori dell’utero o del retto.
Incontinenza fecale, come si scopre
Dopo aver fatto un’accurata visita, per confermare la diagnosi possono essere necessari alcuni esami strumentali, del tutto indolori.
La visita proctologica consiste in:
– una ispezione visiva della regione anale, per osservare eventuali lesioni esterne;
– una esplorazione rettale effettuata con un dito dal medico, per valutare la debolezza del muscolo sfintere;
– una anoscopia, che permette di accertare la presenza di eventuali malattie all’ano o al retto.
Con l’ecografia endorettale, grazie agli ultrasuoni, è possibile valutare la struttura dei muscoli sfinterici e vedere se sono presenti eventuali lacerazioni.
La manometria rettale consente di valutare la capacità dei muscoli sfinterici di contrarsi e la sensibilità del retto.
La defecografia è un esame radiologico per il quale viene introdotta nel retto una piccola quantità di sostanza radiopaca; durante l’esame il paziente viene invitato a evacuare mentre vengono scattate una serie di lastre.
L’elettromiografia permette di valutare se c’è un buon tono del muscolo sfintere o se c’è una mancanza di trasmissione degli impulsi nervosi ai muscoli sfinterici.
Le cure per le lesioni
Per decidere la cura migliore per l’incontinenza fecale provocata da lesioni, lo specialista valuta da quanto tempo è presente il disturbo e la sua serietà.
Nei casi lievi, quando si tratta di piccole lesioni, possono essere utili i farmaci, che riducono la motilità dell’intestino e aumentano la consistenza delle feci.
Nei casi seri, quando il medico si trova di fronte a lesioni serie degli sfinteri anali, oppure quando il loro funzionamento è alterato in maniera irreversibile, l’unica soluzione è l’intervento chirurgico.
L’intervento chirurgico varia in base al tipo di lesione agli sfinteri anali ed è un’operazione delicata, che serve a ricostruire l’anello muscolare posto intorno all’ano o, nei casi più gravi, a sostituire completamente uno sfintere non funzionante.
Le cure che agiscono sui nervi
Se il disturbo è legato ai nervi si ricorre alla riabilitazione: aumenta la capacità di contrazione degli sfinteri anali e migliora la percezione degli stimoli del canale anale da parte del malato. Vanno fatte 3-5 sedute la settimana, di un’ora ciascuna. L’intera cura dura 4-5 settimane. Non sono utili cicli di richiamo, di 6 sedute 3 volte alla settimana.
La fisiochinesiterapia consiste nel far eseguire al malato alcuni esercizi che hanno lo scopo di far aumentare la forza e la resistenza di contrazione degli sfinteri anali.
Tre esercizi servono a rieducare il malato, a fargli recuperare l’attività degli sfinteri anali e a mantenere i risultati raggiunti. Tutti questi esercizi vanno ripetuti almeno 10 volte.
L’elettrostimolazione: nel canale anale viene inserita una sonda le cui estremità diffondono scariche elettriche intermittenti. Si provoca la stimolazione dei muscoli anali e la loro contrazione involontaria. Si migliora così la percezione dell’attività dello sfintere anale, condizione fondamentale per avere una buona continenza.
Il biofeedback è un dispositivo elettronico che, collegato all’organismo con una sonda, emette un segnale acustico o luminoso quando il malato compie determinate attività: la persona impara a regolare la tensione muscolare in base alle risposte della macchina.
Le novità
Oltre che con i classici interventi, la chirurgia può rimediare al problema dell’incontinenza fecale con soluzioni innovative. Ecco quali sono.
La cuffia al silicone. Si tratta di uno sfintere anale formato da un anello (“cuffia”) al silicone pieno di liquido che viene inserito intorno all’ano. A esso è collegato, attraverso un piccolo tubo, un palloncino: il tutto viene sistemato all’altezza dell’inguine con un semplice intervento chirurgico. L’anello può essere gonfiato o sgonfiato a piacere dal malato con una semplice pressione sul basso addome. In condizioni normali, l’anello gonfio è stretto; quando la persona deve evacuare, preme nella zona del palloncino e l’anello si sgonfia, facendo passare il contenuto. Per richiudere lo sfintere anale, basta premere di nuovo sul palloncino e l’anello torna a riempirsi di liquido comprimendo l’orifizio. Può essere adattato in pochi centri specializzati, per qualunque tipo di incontinenza fecale.
La neuromodulazione sacrale è ancora in fase sperimentale e può essere usata quando il disturbo è legato ai nervi. Sotto la pelle (a livello del fondoschiena, all’altezza delle radici nervose) viene impiantato un pacemaker che, grazie a impulsi elettrici, permette di far contrarre e di far rilasciare gli sfinteri e di tenere sotto controllo anche i movimenti che portano le feci dall’ultima parte di intestino all’ano. Il pacemaker si aziona mediante una lieve pressione della cute.
Dizionario
Anoscopia: esame dell’ultima parte dell’intestino per mezzo di uno strumento, detto anoscopio.
Fistola: apertura che mette in comunicazione con l’esterno o tra di loro organi di norma autonomi.
Emorroidi: dilatazione delle vene del retto, l’ultima parte dell’intestino.
Perineo: regione muscolare compresa tra il pube e l’ano.
Sfinteri anali: quelli esterno è la muscolatura striata ad anello posta all’inizio dell’ano; quello interno è la muscolatura del retto.
