Emorroidi: quali soluzioni?

Le malattie emorroidarie rappresentano una delle patologie più frequenti di cui si pensa poco: circa il 25 per cento della popolazione adulta ne soffre in modo più o meno grave. Si calcola che solo il 50 per cento delle persone che ne soffrono si rivolga al medico. Questi fastidiosi cuscinetti colpiscono uomini e donne, senza distinzione di età.

I primi sintomi si manifestano in modo insidioso e spesso vengono sottovalutati. Bruciore, prurito, sanguinamento durante o dopo la defecazione sono segnali che non vanno ignorati.

Per limitare i disturbi così diffusi, ma in alcuni casi così invalidanti, è importante conoscere le cause, i sintomi, le possibilità di prevenzione e di cura.

Dove nasce il problema delle emorroidi

Un apparato in tre parti

Fino a poco tempo fa le emorroidi venivano considerate non come una malattia, ma come una condizione fastidiosa, quasi inevitabile. In realtà, oggi sappiamo che si tratta di una vera e propria patologia che colpisce strutture ben precise dell’apparato anorettale.

Le emorroidi sono strutture normali presenti in tutti gli individui e fanno parte del canale anale. Solo quando queste strutture si ammalano diventano responsabili dei disturbi tipici della malattia emorroidaria.

Interno ed esterno

Le emorroidi si distinguono in interne ed esterne, in base alla loro posizione rispetto alla linea pettinea, che separa la mucosa interna dell’intestino dalla cute esterna.

Il plesso emorroidario interno

È formato da vasi venosi e arteriosi disposti a cuscinetto nella parte interna del canale anale. Questi cuscinetti sono rivestiti da mucosa e contribuiscono alla continenza.

Il plesso emorroidario esterno

È formato da vasi venosi posti sotto la pelle che circonda l’ano. Ha una funzione meno rilevante nella continenza, ma può diventare sede di trombosi dolorose.

Il retto

È quella porzione di intestino, lunga circa 12-14 centimetri, compresa tra il colon sigma e il canale anale. Il retto è normalmente vuoto e si riempie solo al momento della defecazione.

Il canale anale

È la parte finale dell’intestino, lunga circa 3-4 centimetri. In questa sede si trovano i cuscinetti emorroidari e lo sfintere, che consente il controllo volontario della defecazione.

Lo sfintere anale

È costituito da due muscoli: uno interno, involontario, e uno esterno, volontario. Il loro corretto funzionamento permette di trattenere feci e gas fino al momento opportuno.

Come si manifestano le emorroidi

Come abbiamo visto, le emorroidi sono strutture fisiologiche presenti nel corpo umano. Il problema nasce quando questi cuscinetti vascolari si ammalano, dando origine ai disturbi tipici della malattia emorroidaria.

I sintomi variano a seconda del tipo di emorroidi, interne o esterne, e del grado di gravità.

I disturbi delle emorroidi esterne

La manifestazione più comune è il dolore, spesso improvviso e intenso, dovuto alla formazione di una trombosi. In questi casi compare un nodulo duro e dolente a livello dell’orifizio anale, accompagnato da gonfiore e arrossamento.

Il dolore tende a essere più intenso nei primi giorni e può rendere difficoltoso anche il semplice stare seduti.

Quali sintomi?

I sintomi più frequenti delle emorroidi esterne sono:

  • dolore acuto,
  • comparsa di un nodulo duro e dolente,
  • gonfiore e tensione nella zona anale.

I disturbi delle emorroidi interne

Le emorroidi interne, almeno nelle fasi iniziali, non provocano dolore, perché la mucosa del canale anale non è sensibile agli stimoli dolorosi. Il sintomo più frequente è il sanguinamento, che compare soprattutto durante o dopo la defecazione.

Il sangue è di colore rosso vivo e si presenta sulle feci o sulla carta igienica.

L’attacco acuto

L’attacco acuto può manifestarsi con dolore improvviso, bruciore, prurito e sanguinamento. In alcuni casi può comparire anche un prolasso, cioè la fuoriuscita delle emorroidi all’esterno dell’ano.

Lo “strangolamento”

Si verifica quando un’emorroide interna prolassata non riesce più a rientrare spontaneamente e viene compressa dallo sfintere anale. In questo caso il dolore è intenso e continuo e richiede un intervento medico tempestivo.

I sintomi delle emorroidi

Il dolore

Nelle emorroidi esterne il dolore è spesso intenso e improvviso, soprattutto quando si forma una trombosi. Questo accade perché la cute anale è ricca di terminazioni nervose sensibili al dolore.

Nelle emorroidi interne, invece, il dolore compare solo in presenza di complicazioni, come lo strangolamento o l’infiammazione.

Il sanguinamento

Questo sintomo si verifica in modo più o meno abbondante, ma in genere si manifesta con la perdita di sangue rosso vivo durante o dopo la defecazione. Il sanguinamento è più frequente nelle emorroidi interne e non è accompagnato da dolore nelle fasi iniziali.

In alcuni casi il sanguinamento può essere così abbondante e ripetuto da provocare anemia.

Il rigonfiamento e il prolasso

La persona che soffre di emorroidi avverte la sensazione di un rigonfiamento nella zona anale, che può fuoriuscire all’esterno durante lo sforzo evacuativo.

Il prolasso può rientrare spontaneamente, essere ridotto manualmente oppure restare permanentemente all’esterno, a seconda del grado di gravità della malattia.

Le perdite di muco

L’origine delle perdite di muco è generalmente determinata dalla continua irritazione della mucosa anale. Il muco può macchiare la biancheria intima e provocare prurito e irritazione cutanea.

4 livelli di severità

1° grado
Le emorroidi possono sanguinare, ma non prolassano e rimangono all’interno del canale anale.

2° grado
Le emorroidi prolassano durante la defecazione, ma rientrano spontaneamente al termine dello sforzo.

3° grado
Il prolasso emorroidario deve essere ridotto manualmente dopo la defecazione.

4° grado
Nei casi più gravi il prolasso è permanente e non riducibile. Queste complicazioni richiedono un trattamento ambulatoriale o chirurgico.

Le cause delle emorroidi

Per spiegare la comparsa della malattia emorroidaria è necessario fare riferimento a diversi fattori, che spesso agiscono contemporaneamente.

L’intestino è in difficoltà

La formazione delle emorroidi è favorita da condizioni che aumentano la pressione all’interno del canale anale, come la stitichezza cronica, lo sforzo evacuativo ripetuto e la diarrea.

Uno stile di vita sedentario, una dieta povera di fibre e una scarsa assunzione di liquidi contribuiscono a rallentare il transito intestinale.

Le emorroidi si spostano

A questo punto le emorroidi perdono progressivamente il loro ancoraggio naturale e tendono a spostarsi verso il basso, fino a fuoriuscire all’esterno dell’ano.

I legamenti si allentano

Nel corso del tempo, soprattutto con l’avanzare dell’età, i legamenti che sostengono i cuscinetti emorroidari si allentano, favorendo il prolasso.

Le “valvole” non funzionano

Come abbiamo visto, i cuscinetti emorroidari sono ricchi di vasi sanguigni dotati di minuscole valvole. Quando queste valvole non funzionano correttamente, il sangue ristagna, provocando congestione e gonfiore.

I vasi si dilatano

Il ristagno di sangue determina la dilatazione dei vasi emorroidari e l’aumento di volume dei cuscinetti, che diventano così dolorosi e facilmente sanguinanti.

La mucosa si gonfia

Alla congestione dei vasi si associa anche un’alterazione della mucosa, che si gonfia e diventa più fragile, aumentando il rischio di sanguinamento e prolasso.

Come di scopre di soffrire di emorroidi

Per effettuare la diagnosi della patologia emorroidaria è necessario che il medico esegua una visita accurata, basata su un’attenta valutazione dei sintomi riferiti dal paziente e su specifici esami strumentali.

Gli esami di partenza

L’ispezione

La semplice osservazione dell’area anale consente di individuare la presenza di emorroidi esterne, prolassi, irritazioni cutanee o eventuali secrezioni. In molti casi l’ispezione è sufficiente per formulare una prima diagnosi.

L’esplorazione

Consiste nell’introduzione delicata di un dito nel canale anale, al fine di valutare la tonicità dello sfintere, la presenza di noduli e lo stato della mucosa.

L’anoscopia

È un esame che si effettua introducendo un apposito strumento, l’anoscopio, che consente di osservare direttamente le pareti del canale anale e di individuare eventuali emorroidi interne, sanguinamenti o infiammazioni.

Le altre indagini

Esistono poi altri esami che lo specialista può richiedere in casi particolari, per escludere altre patologie o approfondire la diagnosi.

La rettoscopia

È un esame endoscopico che permette di osservare il retto e il tratto finale dell’intestino crasso. Viene utilizzato soprattutto per valutare la presenza di infiammazioni o lesioni più profonde.

La colonscopia

È indicata nei pazienti che presentano sanguinamenti persistenti o altri sintomi sospetti, soprattutto dopo una certa età, per escludere patologie più gravi del colon.

Il clisma opaco a doppio contrasto

Consente di visualizzare il colon mediante l’introduzione di un mezzo di contrasto. Oggi è meno utilizzato rispetto alla colonscopia, ma può essere indicato in casi selezionati.

Come si curano le emorroidi

Quale trattamento?

È lo specialista a valutare quale sia il trattamento più adatto in base alla gravità della malattia, alla frequenza dei sintomi e alle condizioni generali del paziente. Nelle forme lievi è spesso sufficiente una terapia conservativa, mentre nei casi più avanzati può rendersi necessario un intervento chirurgico.

Per mantenere le feci soffici e voluminose

I rimedi della medicina tradizionale

Una dieta ricca di fibre è fondamentale per favorire il transito intestinale e prevenire la stitichezza. È importante consumare quotidianamente frutta, verdura, cereali integrali e bere una quantità adeguata di liquidi.

In alcuni casi possono essere utili integratori di fibre o lassativi osmotici, da utilizzare sotto controllo medico.

I rimedi della medicina alternativa

Alcuni rimedi naturali, come i semi di psillio, la crusca o specifiche tisane, possono aiutare a regolarizzare l’intestino. Anche in questo caso è consigliabile un uso prudente e supervisionato.

Per ridurre l’infiammazione e lenire il dolore

I rimedi della medicina tradizionale

L’uso di pomate, creme o supposte a base di sostanze lenitive, antinfiammatorie o anestetiche può alleviare i sintomi locali. Nei casi più dolorosi possono essere prescritti farmaci antidolorifici o antinfiammatori per via orale.

I rimedi della medicina alternativa

Impacchi freddi, semicupi con acqua tiepida e l’uso di prodotti a base di estratti vegetali possono contribuire a ridurre il fastidio e l’infiammazione.

Per rinforzare i vasi e curare gonfiore e trombi

I rimedi della medicina tradizionale

In alcuni casi vengono prescritti farmaci flebotonici, utili per migliorare il tono delle pareti venose e ridurre la congestione dei vasi emorroidari.

I rimedi della medicina alternativa

L’uso di estratti naturali come ippocastano, rusco o vite rossa è tradizionalmente indicato per favorire la circolazione venosa.

Per favorire la cicatrizzazione

La cicatrizzazione è un momento delicato del processo di guarigione e può essere favorita adottando alcune attenzioni specifiche.

Occhio all’igiene

Detergere con delicatezza la zona anale è fondamentale. È importante lavarsi dopo ogni evacuazione con acqua tiepida, evitando saponi aggressivi o profumati che potrebbero irritare ulteriormente la mucosa. Asciugare la zona tamponando, senza strofinare.

I prodotti giusti

In farmacia sono disponibili salviettine specifiche, creme lenitive e prodotti a base di sostanze protettive che aiutano a mantenere la pelle elastica e a prevenire irritazioni.

Un aiuto dalla natura

Anche alcuni rimedi naturali possono favorire la cicatrizzazione, come prodotti a base di camomilla, calendula o aloe, noti per le loro proprietà lenitive e protettive.

6 regole da seguire

  1. Evitare di trattenere a lungo lo stimolo alla defecazione.
  2. Dedicare il giusto tempo all’evacuazione, senza sforzi prolungati.
  3. Seguire una dieta ricca di fibre e bere a sufficienza.
  4. Mantenere uno stile di vita attivo.
  5. Non abusare di lassativi stimolanti.
  6. Non restare seduti per periodi troppo lunghi.

L’intervento

I recenti progressi della medicina hanno portato allo sviluppo di numerose tecniche ambulatoriali e chirurgiche per il trattamento della malattia emorroidaria. La scelta dell’intervento dipende dal tipo di emorroidi, dal grado di gravità e dalle condizioni del paziente.

Le tecniche ambulatoriali

Questi trattamenti vengono eseguiti in ambulatorio e non richiedono ricovero.

Per le emorroidi esterne

In presenza di sintomi lievi o moderati, possono essere utilizzate terapie locali o piccoli interventi ambulatoriali volti a ridurre l’infiammazione e il dolore.

La crioterapia

È una tecnica che utilizza il freddo per distruggere il tessuto emorroidario. Oggi è meno utilizzata rispetto al passato, poiché può essere associata a recidive e a un decorso post-operatorio più lungo.

La legatura elastica

Consiste nel posizionare un anello elastico alla base dell’emorroide interna, provocandone la necrosi e la successiva caduta. È indicata soprattutto per le emorroidi di 2° grado.

La scleroterapia

Prevede l’iniezione di una sostanza sclerosante all’interno dell’emorroide, con lo scopo di ridurre il flusso sanguigno e favorirne il riassorbimento.

La coagulazione a infrarossi

È una tecnica che utilizza il calore per ottenere la chiusura dei vasi sanguigni responsabili del sanguinamento.

Le tecniche chirurgiche

Quando le emorroidi sono voluminose o i sintomi risultano particolarmente invalidanti, può rendersi necessario ricorrere alla chirurgia. Le tecniche chirurgiche vengono scelte in base al grado della malattia e alle condizioni generali del paziente.

La tecnica tradizionale

L’intervento tradizionale prevede l’asportazione delle emorroidi malate mediante incisione chirurgica. Si tratta di una procedura efficace, ma può comportare un decorso post-operatorio più lungo e doloroso, soprattutto a causa delle ferite lasciate aperte per la guarigione spontanea.

Il ricovero ospedaliero dura generalmente alcuni giorni e la ripresa delle normali attività può richiedere alcune settimane.

La tecnica ricostruttiva

Le tecniche più moderne mirano non solo a rimuovere le emorroidi, ma anche a ricostruire il canale anale, preservandone la funzionalità. In questi casi le ferite vengono suturate e la guarigione risulta più rapida, con minore dolore post-operatorio e una riduzione delle complicanze.

L’intervento viene spesso eseguito in anestesia locale o loco-regionale e può essere effettuato in regime di day-hospital.

Dopo l’intervento

Nel periodo successivo all’operazione è importante seguire attentamente le indicazioni del medico. Il dolore può essere controllato con farmaci analgesici, mentre una corretta igiene locale aiuta a prevenire infezioni e favorire la cicatrizzazione.

È consigliabile evitare sforzi eccessivi nei primi giorni e riprendere gradualmente le normali attività quotidiane.

L’alimentazione dopo l’intervento

Dopo un intervento per emorroidi è fondamentale seguire una dieta che favorisca la regolarità intestinale. L’alimentazione deve essere ricca di fibre, con abbondante consumo di frutta, verdura e cereali integrali, accompagnata da una corretta idratazione.

È preferibile evitare cibi irritanti, speziati o troppo grassi, che potrebbero rallentare la guarigione o aumentare il fastidio durante la defecazione.

Prevenire le recidive

Per ridurre il rischio di recidive è importante mantenere nel tempo alcune buone abitudini: evitare la stitichezza, non trattenere lo stimolo evacuativo, praticare attività fisica regolare e curare l’igiene anale.

Una corretta prevenzione, associata a uno stile di vita sano, rappresenta il modo migliore per limitare la comparsa o la ricomparsa della malattia emorroidaria.

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