Per risolvere questo problema, che colpisce un adulto su quattro, ci sono diversi livelli di trattamento. Una lista dei più nuovi.
Fastidiose, dolorose, a volte insopportabili: le emorroidi quando sono infiammate e ingrossate rappresentano un problema non solo molto spiacevole, ma imbarazzante, da “confessare” e da curare. Eppure, si tratta di un disturbo molto diffuso che colpisce una persona adulta su 4; dopo i 50 anni, addirittura una su 2.
Tutti hanno le emorroidi, anche se si accorgono della loro presenza solo quando causano problemi. Condurre una vita troppo sedentaria, alimentarsi in maniera poco corretta e una certa predisposizione familiare possono essere responsabili dell’insorgenza del problema. Questo ne fa un disturbo tipico ed estremamente diffuso nei Paesi industrializzati.
Che cosa sono le emorroidi
Secondo i più moderni studi, le emorroidi sarebbero cuscinetti artero-venosi collocati alla fine del canale anale.
Possono essere immaginate come gomitoli dentro i quali arrivano arteriole e venule molto piccole dalle quali entra ed esce sangue.
Attraverso un sistema di valvole, infatti, viene regolato l’afflusso e il reflusso di sangue. La loro funzione è quella di intervenire nei delicati meccanismi della continenza anale: questi cuscinetti, dilatandosi e sgonfiandosi, possono contribuire a regolare l’apertura anale.
Le cause
Fino a qualche tempo fa, si pensava che le emorroidi fossero vene che nel canale anale, con il passare degli anni, si dilatavano. Ora, invece, sono delineate altre due teorie sulla possibile origine del disturbo.
Prima teoria
Secondo la prima teoria, legamenti che sostengono le emorroidi, con l’invecchiamento, cedono o diventano più lassi. L’attaccatura alla mucosa è meno efficace e piano piano, per un’azione di propulsione che le feci esercitano spingendo sulla mucosa del canale anale, le emorroidi tendono a prolassare. Questo spiegherebbe perché al di sopra dei 50 anni i problemi alle emorroidi sono più frequenti.
Seconda teoria
Secondo un’altra teoria, la malattia deriverebbe da una mancata coordinazione tra la valvola che chiude le vene e il deflusso del sangue artero-venoso. Se da una valvola entra una quantità di sangue superiore a quella che ne fuoriesce, l’emorroide rimane gonfia.
Ci sono ancora dubbi sulla causa
Ancora non è del tutto chiara quale sia la causa principale: si pensa che siano valide entrambe le teorie e che, a seconda dei casi, prevalga questa o quella causa.
Anche la componente psicologica gioca un ruolo importante nella comparsa del disturbo. In quelle persone che tengono tutto sotto controllo, il muscolo sfintere si contrae involontariamente più del normale.
Si forma una strozzatura fra le emorroidi interne e quelle esterne per cui il flusso di sangue tra i due complessi è rallentato. Questo fa sì che le emorroidi si gonfino più del normale.
Le soluzioni caso per caso
Se le emorroidi sono esterne
Le emorroidi esterne sono quelle meno problematiche, nel senso che, se trattate in maniera adeguata, danno disturbi lievi e occasionali, minori rispetto alle altre. Quando sono rigonfie causano bruciore, prurito anale e sensazione di umido.
In alcuni casi, però, per motivi vari che vanno dall’essere stati troppo seduti all’aver mangiato cibi molto speziati, le emorroidi esterne possono infiammarsi in maniera acuta dando il via a una tromboflebite. Si tratta di un’infiammazione della parete venosa più esterna con conseguente formazione di un coagulo (trombo) che appare come un piccolo nodulo emorroidario, detto trombosi.
Il dolore della tromboflebite è molto forte e difficilmente controllabile anche con gli antidolorifici. Il dolore acuto dura due o tre giorni e via via va scemando fino a sparire nel giro di una settimana.
I primi rimedi
I disturbi occasionali causati da emorroidi esterne possono essere trattati con alcuni farmaci antidolorifici a base di diosmina (estratto della corteccia di ippocastano) in compresse, da prendere per bocca, che svolgono un’azione decongestionante.
Per alleviare i sintomi possono essere utili anche alcune pomate esterne a base di ossido di zinco o di erbe come la centella asiatica, l’amamelide e l’ippocastano.
Nel caso di tromboflebite bisogna associare le compresse di diosmina a pomate che contengano eparina ed escina, sostanze che hanno la capacità di sciogliere il coagulo che si trova all’interno dell’emorroide trombizzata.
Sconsigliate sono le pomate che contengono cortisone: anche se danno benefici momentanei, alla lunga possono dare luogo a fenomeni di sensibilizzazione e alterare l’equilibrio della flora batterica.
Entrambi i rimedi, cioè le pomate e le compresse, vanno bene comunque, quando i disturbi sono lievi.
Gli interventi
Se il nodulo emorroidario è molto dolente, se la tromboflebite è estesa e se dopo i primi giorni di trattamento il dolore non è passato, allora è necessario rivolgersi a un chirurgo. In questo caso, viene effettuata l’asportazione immediata del trombo. L’intervento di evacuazione del trombo (trombectomia) è estremamente semplice e viene eseguito ambulatorialmente in 15 minuti in anestesia locale.
Si differenziano in base alla posizione
Sia le emorroidi interne sia quelle esterne possono dare problemi, ma per le emorroidi interne è necessario distinguere quattro gradi di differenziazione. Ecco quali.
4 gradi di serietà per quelle interne
- Le emorroidi di primo grado sono gonfie, ma rimangono più o meno aderenti alla parete del canale anale e quindi non prolassano.
- Le emorroidi di secondo grado possono prolassare all’interno del canale anale o all’esterno di esso, ma poi rientrano spontaneamente.
- Le emorroidi di terzo grado sono quelle che prolassano durante l’evacuazione e non ritornano indietro se non con un aiuto manuale da parte della persona stessa, che le rimette dentro.
- Infine, ci sono le emorroidi di quarto grado che prolassano a un punto tale da rimanere permanentemente fuori dall’ano e, perciò, sono quelle che danno più problemi.
Se sono interne di 1° e 2° grado
Le emorroidi interne di primo e secondo grado sono caratterizzate da sintomi simili. In genere si tratta di bruciore e prurito, ma soprattutto sanguinamento e perdite mucose, per lo più legati all’evacuazione.
Se invece sono interne di 3° e 4° grado
Le emorroidi di terzo e quarto grado sono decisamente più fastidiose rispetto alle altre già descritte. Oltre al bruciore e al sanguinamento, la persona che ne soffre avverte un senso di peso all’ano dovuto al prolasso, un ostacolo alla defecazione e un dolore importante durante l’evacuazione.
Emorroidi: i primi rimedi
Le emorroidi interne di primo e secondo grado possono essere trattate con compresse a base di erbe (diosmina, centella asiatica, amamelide, irudoide), che svolgono un’azione tonificante sulla parete venosa, le fanno parzialmente contrarre e ne riducono la permeabilità in modo che trasudino meno. Così, le emorroidi dovrebbero dare meno fastidi.
Per alleviare i sintomi, si può ricorrere ad alcuni farmaci, ben sapendo però che, trattandosi di un disturbo meccanico, difficilmente potrà essere risolto. I farmaci più indicati sono a base di estratti di erbe come la diosmina, la centella asiatica, l’amamelide o l’irudoide in compresse.
Gli interventi
Se i farmaci alleviano poco il dolore, più efficace e definitivo è l’intervento del chirurgo. Esistono tre tecniche che possono essere eseguite ambulatorialmente.
1. La legatura elastica
Viene introdotto nell’ano uno strumento che da una parte risucchia l’emorroide all’interno di un cilindro, dall’altra applica intorno a essa un anello elastico che la strozza. L’emorroide così legata va incontro a necrosi e dopo 4 o 5 giorni viene persa insieme alle feci. È un ottimo metodo, poco doloroso.
2. La fotocoagulazione a raggi infrarossi
È indicata per le emorroidi meno voluminose ma che, comunque, sanguinano. Utilizzando un applicatore a raggi infrarossi introdotto nell’ano, si esegue una piccola bruciatura per interrompere l’afflusso dei vasi.
3. Le sclerosanti
Consistono nell’iniezione di sostanze sclerosanti alla base dell’emorroide, che hanno la capacità di chiudere i vasi che nutrono i gavoccioli emorroidali. Così le emorroidi si riassorbono. L’inconveniente è dato dal rischio dell’emorroide riassorbita che si riforma.
Gli interventi
L’unico modo per curare un problema causato da emorroidi è la correzione chirurgica. Esistono due tecniche fra le più usate.
La tecnica aperta
È una tecnica largamente utilizzata in tutti gli ospedali pubblici italiani. L’intervento, che dura circa 20 minuti, può essere eseguito in anestesia generale o in anestesia spinale. Il chirurgo, con una pinza, estrae le emorroidi interne tirandole in quelle esterne. Poi i gavoccioli vengono asportati. L’intervento è rapido, radicale e definitivo. Questo comporta una certa dose di dolore alla defecazione e un lungo tempo di cicatrizzazione per guarire ci vogliono dai 30 ai 40 giorni.
La tecnica chiusa
È un’operazione che può essere eseguita in ambulatorio con anestesia locale e addormentando la parte. Non mantiene l’ano aperto con un divaricatore, per lavorare all’interno. È possibile asportare le emorroidi per intero. Questo garantisce che non compaiano recidive. Le ferite chiuse guariscono in genere in 10-15 giorni.
Da ricordare
Le emorroidi si prevengono con un’alimentazione ricca di frutta, verdura e cereali.



