Dolore, addio: un intervento innovativo per chi soffre di emorroidi

Se vi sentite in imbarazzo quando amici, parenti e conoscenti ridacchiano e si danno di gomito parlando di qualcuno che, come voi, soffre di emorroidi, rilassatevi: la statistica è dalla vostra parte. Almeno il 25% dei vostri interlocutori (addirittura il 50% se hanno più di 50 anni), infatti, è afflitto dallo stesso disturbo. E non si affida al chirurgo per eliminarlo una volta per tutte perché molto spesso teme che l’intervento presupponga una convalescenza dolorosa, fatta di una decina di giorni di pura sofferenza e di un periodo della durata variabile dalle due alle quattro settimane prima di potersi dire del tutto guariti.

Il fatto è che la tecnica più diffusa nelle sale operatorie italiane è di rapida esecuzione, non lascia nei pazienti delle ferite aperte, non suturate, che devono guarire spontaneamente, spiega Riccardo Annibali, 37 anni, specialista in chirurgia generale e proctologia a Milano. Proprio quelle ferite sono la causa della difficoltà dell’accertamento della convalescenza, continua Annibali, che ha importato in Italia una tecnica rivoluzionaria (detta “Tecnica chiusa di Nivatvongs”), messa a punto nella Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti.

I vantaggi principali offerti da questo intervento sono due: per prima cosa l’anestesia, molto accurata (è locale, e per eseguirla è necessaria una mezz’ora), riduce a livelli davvero prossimi allo zero il fastidio della deambulazione post-operatoria, prolungando l’effetto antidolorifico per molte ore. In pratica, l’anestetico viene iniettato inizialmente nella parte superiore dell’ano, quella meno sensibile, e quindi il procedimento avviene dall’interno verso l’esterno.

Il secondo vantaggio consiste nel fatto che le emorroidi vengono asportate del tutto anche nei casi più difficili. Esistono canali anali di tre tipi, poi li identifichiamo con le lettere A, B e C, che differiscono per la lunghezza, dice Annibali. E a una maggiore lunghezza corrisponde una maggiore difficoltà nell’intervenire radicalmente, limitando così al minimo i rischi di recidiva: con la Tecnica chiusa di Nivatvongs è possibile estendere la resezione oltre i limiti imposti dagli altri metodi attualmente in uso, grazie all’impiego di particolari dilatatori.

Cinque regole da non scordare

1. Difficoltà di chi applica la crioterapia. Molto diffusa negli Stati Uniti, questa tecnica chirurgica sfrutta basse temperature per distruggere il tessuto emorroidario. Il suo limite principale è l’incidenza delle recidive, che supera il 30%.

2. Un intervento su misura. Per la terapia delle emorroidi esistono diversi rimedi. Nei casi più lievi si ottengono buoni risultati con la legatura elastica e con la fotocoagulazione con raggi infrarossi o laser; in quelli più gravi è indispensabile ricorrere a un intervento chirurgico radicale.

3. Evitare lo stress. Una vita sedentaria contribuisce ad aggravare i problemi di chi soffre di questo disturbo. Cibo, quantità e stile di vita devono quindi essere modificati, privilegiando un’attività fisica compatibile con la propria età e lo stato di forma.

4. Prima dell’operazione. Nei giorni che precedono l’intervento si deve seguire un regime alimentare accorto. In particolare, va adottata una dieta ricca di frutta e verdura e di fibre. Si devono tassativamente evitare le bevande alcoliche, in modo particolare birra e vino bianco.

5. E una volta a casa… Non cadete nella tentazione di strafare: con la Tecnica chiusa di Nivatvongs il vero che i disagi post-operatori sono ridotti al minimo, ma è altrettanto vero che un eccesso di lavoro può creare qualche problema e ritardare la guarigione.

La tecnica chiusa di Nivatvongs

Molti tradiscono che il vero segreto sia nell’uso del laser, prosegue Annibali, ma in realtà ciò che li distingue è la capacità di utilizzare strumenti di nuova generazione, come l’impiego del raggio e di particolari dilatatori.

Perché interventi di questo tipo vengono raramente effettuati nelle strutture pubbliche? Semplice, conclude Annibali, perché durano di più e impegnano per un tempo superiore il chirurgo. Alla fine dell’intervento, le ferite vengono suturate completamente e i punti vengono riassorbiti dopo una quindicina di giorni. Ma già dopo otto giorni chi è stato operato può tornare alle normali attività.

L’operazione, che viene eseguita in day hospital, ha una durata complessiva di circa 90 minuti. È una volta tornati a casa, dopo poche ore (c’è perfino chi lo ha fatto al volante della propria auto), è sufficiente seguire alcune semplici norme igieniche per contare su un decorso post-operatorio privo di problemi. Si deve, per esempio, bere almeno un litro e mezzo di liquidi al giorno e seguire una dieta senza spezie, salumi, cioccolato, caffè e alcolici (vino bianco e birra sono particolarmente irritanti). Via libera invece alla frutta, meglio se con la buccia, e alla verdura, preferibilmente cruda.

Il costo dell’intervento con la Tecnica chiusa di Nivatvongs varia da 4 a 6 milioni di lire, a seconda della struttura privata in cui viene eseguito.

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