Emorroidi: eliminarle senza dolore

Ne soffre un adulto su quattro. E, col caldo, il fastidio aumenta. Oggi però la chirurgia propone un nuovo intervento per liberare il paziente dal dolore e dal rischio di recidive. Ecco come funziona e dove viene applicato.

Un sorriso abbozzato e poi l’ammissione: «Sì, ne soffro anch’io». Anche se c’è sempre una certa riservatezza, le emorroidi sono un disturbo fastidioso quanto diffuso: ne soffre un adulto su quattro (uno su due dopo i 50 anni), per una serie di cause che vanno dalla predisposizione familiare alla vita sedentaria, dalla scorretta alimentazione alla cattiva circolazione.

Ed è soprattutto in estate che il problema si accentua: il caldo, l’aumento del consumo di alcolici freddi, la ricerca di cibi speziati per stuzzicare l’appetito contribuiscono ad acuizzare il fenomeno. «In certi casi – sottolinea il dottor Riccardo Annibali, specialista in chirurgia generale e proctologia a Milano – è possibile “convivere” con le emorroidi, controllandole con alcune norme igieniche fondamentali. Ma se le emorroidi continuano a far male, con dolore e sanguinamento nell’evacuazione, persistenza anale, è “sciocco” continuare a rimandare l’intervento».

Identikit della malattia

Per riconoscere i sintomi di un disturbo molto diffuso e fastidioso.

Le emorroidi sono “rigonfiamenti” che hanno origine dalla dilatazione dei cuscinetti artero-venosi situati nel rivestimento mucoso-cutaneo dell’ano. La prima differenziazione è tra “esterne” e “interne”, in relazione a dove si collocano rispetto all’orifizio anale.

Le emorroidi esterne non sono generalmente causa di dolore, a meno che non vengano interessate da una tromboflebite, con la conseguente presenza di un nodulo duro e molto dolente, di diverse dimensioni, a livello del margine anale. In questo caso il dolore è intenso e continuo, ma tende a diminuire in una-due settimane con il ricorso a semicupi in acqua calda, farmaci antinfiammatori e decongestionanti, e pomate lenitive.

Le emorroidi interne possono essere classificate in quattro stadi. Al 1° grado le emorroidi non sono mai prolassate, cioè rimangono all’interno del canale anale. Al 2° grado presentano un prolasso intermittente, cioè sporgono all’esterno dell’ano solo durante l’evacuazione. Al 3° grado il prolasso deve essere ridotto manualmente dal paziente dopo ogni evacuazione. Al 4° grado il prolasso è irriducibile.

I sintomi delle emorroidi interne includono: sanguinamento, dolore o bruciore anale, prurito, perdite di muco e irritazione anale.

La diagnosi delle emorroidi può essere effettuata mediante una normale visita proctologica, con ispezione, esplorazione rettale e anoscopia.

La nuova tecnica della Mayo Clinic

Tanto più che per le emorroidi interne sono state affinate tecniche di chirurgia mini-invasiva, praticabili in day-hospital e in anestesia locale, che garantiscono la soluzione del problema con il minimo disagio e in tempi rapidissimi. Una di queste è la “tecnica chiusa di Nivatvongs”, messa a punto alla prestigiosa Mayo Clinic (Stati Uniti) e applicata in Italia dal dottor Annibali.

«A differenza delle metodiche chirurgiche tradizionali – spiega – questa tecnica è meno fastidiosa perché la parte più esterna dell’ano è una zona molto delicata, mentre quella più interna è costituita da mucosa meno sensibile. Gli specialisti della Mayo Clinic hanno quindi messo a punto un modo per intervenire “dall’interno”, senza far soffrire inutilmente il paziente».

La tecnica messa a punto alla Mayo Clinic prevede l’asportazione completa dei gavoccioli emorroidari fino all’apice del canale anale; inoltre, tutte le ferite vengono suturate e il paziente viene dimesso senza fastidiosi lesioni aperte. L’intervento viene eseguito in day-hospital, in anestesia locale, e ha la radicalità dell’asportazione, con un bassissimo rischio di recidive.

Le emorroidi vengono eliminate con il bisturi oppure ricorrendo al laser. Il costo dell’intervento varia dai 4 ai 6 milioni a seconda della struttura privata in cui viene eseguito. A seconda del tipo e del grado di emorroidi, è consigliato un certo tipo di trattamento.

No alla crioterapia

Quando apparve sulla scena medica negli anni Settanta, molti si fecero prendere dall’entusiasmo: finalmente un metodo contro le emorroidi con poco dolore e pochissime complicanze. Ma il tempo ha dato loro ragione: «La crioterapia (cioè la “cura del freddo” per distruggere il tessuto emorroidario sottoponendolo a basse temperature) – spiega Annibali – rappresenta un tasso di recidive che supera il 30 per cento. Inoltre, se la metodica non viene condotta più che accuratamente, possono essere distrutte anche le fibre muscolari dello sfintere, con la comparsa di cicatrici anomale, causa di un restringimento anale che richiede un successivo intervento di chirurgia plastica ricostruttiva. Perciò la crioterapia sta cadendo in disuso a favore di tecniche più sicure».

Per soffrire di meno

Ecco alcune norme igieniche per alleviare il disturbo:

  • Bere almeno un litro e mezzo di liquidi al giorno per idratare le feci, rendendole più molli ed evitando così che traumatizzino le emorroidi durante il transito rettale.
  • Seguire una dieta priva di spezie, cioccolato, salumi insaccati, caffè, alcolici (il vino bianco e la birra sono particolarmente irritanti) e invece ricca di scorie (frutta, possibilmente con la buccia, e verdura, possibilmente cruda).
  • Fare esercizio fisico regolare e adeguato all’età.
  • La pratica di semicupi con acqua calda e saponi disinfettanti, dopo i quali è possibile applicare unguenti per uso locale.
  • Da sapere
  • Per ulteriori informazioni sulla “tecnica chiusa di Nivatvongs”, sperimentata alla Mayo Clinic e che riduce drasticamente il fastidio post-operatorio e i tempi di recupero, è possibile contattare il dottor Riccardo Annibali alla Casa di Cura “S. Pio XI” di Milano, tel. 02/69515610.
  • Se invece ci si vuole operare in una struttura pubblica, è meglio chiedere consiglio al proprio medico di base. Nei nostri ospedali, comunque, si tende di solito a operare solo le emorroidi di 3° e 4° grado con il metodo tradizionale (tecnica aperta di Milligan-Morgan), perché le strutture pubbliche ricorrono ai trattamenti parachirurgici (scleroterapia, legatura elastica, fotocoagulazione) per le emorroidi di 1° e 2° grado, trattamenti che non sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale.
  • In genere la legatura elastica viene ripetuta ogni 10-15 giorni, per un totale di 3-4 sedute. La fotocoagulazione viene eseguita con raggi infrarossi o con il laser chirurgico per causare la necrosi (morte del tessuto). Dopo circa 6-7 giorni si ha l’eliminazione dello stesso con le feci.
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