Possono essere interne o esterne. Causano prurito e dolore, a volte insopportabile. Quando i farmaci non bastano, ci vogliono interventi radicali. In dettaglio, ecco quelli più utilizzati.
Sono un problema diffuso, tanto è vero che ne soffre un adulto su quattro. Provocano prurito, bruciore, dolore, un senso di peso all’ano e spesso anche sanguinamenti.
È bene non trascurarle, perché si tratta di un’alterazione della circolazione artero-venosa situati nel rivestimento dell’ano. Per risolvere il disturbo sono disponibili diversi trattamenti, farmacologici e chirurgici, a seconda della gravità del problema.
La chirurgia, in particolare, propone un intervento innovativo che libera il malato dal dolore e dal rischio di recidive. Ecco dunque l’identikit della malattia e tutte le possibilità per combatterla.
Che cosa sono
Le emorroidi sono cuscinetti che si trovano nel canale anale (due a destra e uno a sinistra) formati da un “gomitolo” di vasi capillari e sanguigni, attraverso i quali circola il sangue.
Quando si infiammano si gonfiano rapidamente. In presenza di stitichezza – che provoca un aumento della pressione – o di un deficit di controllo tra la funzione contrattile e quella contenitiva è sicuro.
Lo scopo per cui i cuscinetti si gonfiano e si sgonfiano non è ancora del tutto chiaro; si sa solo che quando le valvole non funzionano più in modo corretto il sangue ristagna all’interno delle emorroidi e ne provoca il rigonfiamento.
I diversi tipi
Le emorroidi possono essere:
• interne (plesso emorroidario interno)
• esterne (plesso emorroidario esterno).
La distinzione si fa a seconda che si trovino al di sopra o al di sotto della cosiddetta “linea dentata”, che segna il confine tra la pelle esterna e la mucosa che riveste internamente l’intestino retto a circa 3-5 centimetri dal margine dell’ano.
Tuttavia, nella maggior parte dei casi in cui è presente qualche sintomo, si tratta di emorroidi “miste”, cioè sia interne che esterne, che formano la cosiddetta “colonna emorroidaria”.
Le “esterne”
Il plesso emorroidario esterno è formato da piccole vene situate in regione anale sottocutanea, sotto il fascio sottostante lo sfintere esterno.
Quando si infiamma provoca molto dolore, anche perché può originare una trombosi, cioè un nodulo bluastro dovuto al coagulo che si forma all’interno della vena.
Il nodulo si assorbe lentamente, non prima di due settimane. In altri casi il nodulo può provocare una lesione nella parete delle emorroidi, causando sanguinamento.
Le “interne”
Le emorroidi interne sono mantenute sospese nel canale anale da piccoli manicotti muscolari.
Quando si infiammano si manifestano con sanguinamento, dolore o bruciore anale, prurito, perdite di muco e irritazione anale.
Tra le complicanze:
• emorragia
• prolasso emorroidario
• trombosi.
Sono più rare di quelle che si verificano nel caso delle emorroidi esterne ma possono essere aggravate dalla pressione esercitata dal feto sui vasi sanguigni che irrorano il bacino e per l’elevata quantità di progesterone in circolo che favorisce la dilatazione delle emorroidi.
Le cause
Al disturbo può contribuire un notevole aumento della pressione sanguigna nelle vene dell’ano o il frequente sforzarsi durante la defecazione.
La causa può essere peggiorata o causata da:
• stitichezza
• gravidanza
• parto
• età avanzata
• stitichezza cronica
• diarrea ricorrente
• vita sedentaria
• stress
• uso e abuso di spezie.
La diagnosi
L’esame proctologico consiste nell’ispezione rettale in visione diretta attraverso l’uso di un proctoscopio.
L’ispezione consiste nell’esaminare il canale anale e il retto basso, sia in visione diretta sia utilizzando strumenti ottici.
Il proctoscopio serve per diagnosticare tutte le patologie note del retto e del canale anale (per la presenza di polipi o tumori).
Attraverso questa indagine il medico può evidenziare la malattia con esattezza, perché le emorroidi quando toccate tendono ad appiattirsi e quindi non si “sentono”.
Come si manifestano
Dolore e bruciore
La trombosi, sia delle emorroidi esterne sia di quelle interne, causa un forte dolore, ma nella maggior parte dei casi la malattia non è dolorosa, a meno che non sia in uno stadio molto avanzato.
È frequente invece il bruciore anale e perianale.
Sanguinamento
Può essere abbondante, con il sangue misto alle feci, o presente solo in minima quantità quando ci si pulisce.
Perdita di muco
È una secrezione gelatinosa, più o meno abbondante, prodotta in eccesso dalla mucosa intestinale quando prolassata.
Senso di peso
Gonfiore e pesantezza presenti durante o dopo l’evacuazione e possono essere associati anche a una tensione continua localizzata sul margine dell’ano, che può essere dovuta alle emorroidi prolassate; in quest’ultimo caso è di solito associata alle perdite di muco e al sanguinamento.
Prurito
Questo sintomo è molto frequente ed è di solito associato alla presenza di una lesione del margine anale.
Il prurito può anche essere la conseguenza di infiammazioni da parassiti o dell’applicazione di pomate e antinfiammatori con anestetici locali e cortisonici che causano dermatite da contatto.
Le cause
Le emorroidi possono essere peggiorate o causate da diversi fattori:
• gravidanza
• parto
• età avanzata
• stitichezza cronica
• diarrea ricorrente
• vita sedentaria
• stress
• uso e abuso di spezie
La diagnosi
L’esame proctologico consiste nell’ispezione rettale in visione diretta attraverso l’uso di un proctoscopio.
L’ispezione consiste nell’esaminare il canale anale e il retto basso, sia in visione diretta sia tramite strumenti ottici.
La proctoscopia serve per diagnosticare tutte le patologie note del retto e del canale anale (per la presenza di polipi o tumori).
Quanto più accurata è l’indagine, tanto più precisa sarà la diagnosi, perché le emorroidi quando toccate tendono ad appiattirsi e quindi non si “sentono”.
Quelle interne in quattro stadi
I° stadio
Sono gonfie ma restano all’interno della parete del canale anale, non fuoriescono (solo con prolasso).
II° stadio
Sporgono dall’ano durante la defecazione, ma rientrano da sole.
III° stadio
Sporgono durate l’evacuazione e rientrano indietro solo con un aiuto manuale.
IV° stadio
Restano in modo permanente fuori dall’ano. In questo caso il prolasso è irriducibile.
In pratica
• Chi soffre di emorroidi e chi è stato operato deve prevenire la stitichezza seguendo una dieta ricca di frutta, verdura e liquidi.
In questo modo si aiuta il transito intestinale e si normalizza l’attività dell’intestino e del colon.
• È importante fare attività fisica.
• Da evitare: sedersi su superfici fredde, cibi piccanti, pepe, curry, senape, cioccolato, caffè, tè e alcolici.
Emorroidi – Le tecniche per cancellarle
L’anoscopia viene eseguita con un proctoscopio, uno speculo illuminato di metallo o di plastica che viene inserito nel canale anale e consente di vedere all’interno della parte bassa del retto.
La rettosigmoidoscopia permette di osservare retto e sigma (la porzione finale dell’intestino crasso); viene eseguita con uno strumento rigido o flessibile, inserito dall’ano e fatto avanzare.
Per osservare l’intestino crasso (colon) serve la colonscopia.
La terapia
Quando le emorroidi sono esterne la terapia va dai semicupi caldi all’assunzione di farmaci antinfiammatori, analgesici e flavonoidi per bocca; associati, se il caso lo richiede, all’uso di pomate antinfiammatorie ed eparinoidi.
Questi preparati svolgono un’azione antinfiammatoria, lenitiva, emolliente e rinforzano le pareti dei vasi sanguigni, riducono il gonfiore e favoriscono il riassorbimento dei trombi.
Se il dolore è eccessivo e i trombi molto voluminosi si può intervenire con la trombectomia, cioè l’asportazione chirurgica ambulatoriale dell’emorroide, che avviene in anestesia locale.
Il trattamento lascia una piccolissima ferita che non dà cicatrice in una settimana.
Per la terapia delle emorroidi interne sono utilizzati diversi tipi di interventi, indicati a seconda del caso e dello stadio più o meno grave: I° e II° grado si possono trattare con metodi ambulatoriali, come la legatura elastica, la scleroterapia o la fotocoagulazione a raggi infrarossi o laser.
In quelli più gravi (3° e 4° grado e nelle forme miste interne–esterne) si rende necessario ricorrere a un intervento di chirurgia radicale.
Non solo bisturi: le sette soluzioni
1° e 2° grado
Legatura elastica
Metodo efficace e poco doloroso: si lega con un anellino elastico la base del gavocciolo. In genere si elimina un gavocciolo per volta e sono richieste 3 o 4 sedute, effettuate a distanza di 10–15 giorni l’una dall’altra.
Fotocoagulazione
Eseguita con i raggi infrarossi o con laser con lo scopo di fissare i gavoccioli emorroidali nel canale anale e decongestionarli. È ben tollerata e non provoca dolore.
Scleroterapia
Consiste nell’iniettare nella zona interessata una sostanza irritante per ottenere una reazione cicatriziale che fissi il gavocciolo all’interno del canale anale.
Si possono trattare in genere 1 o 2 gavoccioli per seduta, ripetendo il trattamento dopo 7–10 giorni per un totale di 4–5 sedute.
Crioterapia
La “cura del freddo”, per distruggere il tessuto emorroidario con una sonda metallica o di plastica a basse temperature.
È una tecnica dolorosa che può richiedere anestesia: possono presentarsi gonfiore, secrezioni, perdite ematiche per qualche giorno.
Oggi viene praticata meno spesso, causa frequenti recidive, viene sostituita con la chirurgia plastica.
3° e 4° grado
Tecnica aperta di Milligan–Morgan (tradizionale)
Consiste nell’asportazione chirurgica della mucosa, con il rischio che il sanguinamento e il senso di difficoltà nell’evacuazione possano ripresentarsi.
Per quanto riguarda l’ano, poiché l’intervento viene eseguito senza un apposito divaricatore, viene asportato troppo tessuto e alle volte le emorroidi si può avere una cicatrizzazione esuberante, che causa una rigidità eccessiva e un ano troppo stretto.
Tecnica chiusa di Nivatvongs–Annibali
I vantaggi rispetto alle altre tecniche sono molti:
– l’anestesia è limitata,
– meno fastidio,
– la parte più esterna dell’ano e la zona delicata del margine cutaneo rimangono meno sensibili,
– si entra con un colono–proctoscopio calibrato,
– si punge sopra la linea pettinata e non ci sono tensioni del canale anale,
– l’operazione evita una cicatrice esuberante e preserva l’elasticità del canale anale.
Tecnica con suturatrice meccanica di Longo
Si esegue una sutura meccanica circolare: asporta un anello di mucosa e sottocute del canale anale (la prolapsoplastica).
È più rapida, meno dolorosa, con recupero immediato; evita il rischio di cicatrici, non interferisce con lo sfintere e riduce la difficoltà evacuativa.
La tecnica chiusa di Nivatvongs–Annibali
L’intervento dura complessivamente circa 30–40 minuti e può essere eseguito in day hospital (ma in molti casi è sufficiente la degenza di 2–3 ore).
I punti vengono riassorbiti dopo circa 15 giorni, ma già dopo 8–10 giorni chi è stato operato può tornare alle normali attività.
Il rischio di recidive è minimo, data la radicalità dell’asportazione.
A. Dopo aver identificato l’emorroide, il chirurgo la afferra con una pinzetta.
La parte da asportare è contrassegnata da una linea tratteggiata.
B – C. L’emorroide viene asportata completamente, insieme al prolasso mucoso eventualmente associato, rimuovendo la mucosa in eccesso.
D – E. Dopo l’intervento tutte le ferite vengono cucite con punti riassorbibili; la sutura completa previene la perdita di sangue e consente di evitare l’uso di tamponi anali, che sarebbero responsabili di un notevole dolore nel post–operatorio e di una guarigione più rapida.



