Servizio di Simonetta Barone
Colonna vertebrale
L’ascesso che si forma all’altezza del coccige può dare anche forti dolori. Tutte le nuove soluzioni per eliminarlo
Un grosso ascesso dietro la schiena proprio in corrispondenza del coccige, alla fine della spina dorsale: solo chi ha sofferto di questo problema può semplice dire avere un disturbo simile. Il dolore, infatti, è sempre piuttosto consistente e non passa facilmente.
In realtà la manifestazione dolorosa di questo disturbo, e cioè l’ascesso, è l’ultimo stadio di un problema conosciuto e descritto sin dal 1847, col nome di cisti o fistola pilonidale (dal latino pilus, pelo e nidus, nido), che rende l’idea di cosa siano questi buchi nella cute tuttavia ancora non si conoscono le cause d’origine.
Si tratta di un piccolo cunicolo che si localizza nella zona del coccige, e appare alla vista come una serie di buchini con ciuffi di peli dentro, piuttosto ruvidi: in più delle volte l’imboccatura del cunicolo si creano, per il deposito di grasso e di batteri, infiammazioni anche molto dolorosi.
Vediamo che cosa si tratta e come eliminarlo.
DI CHE COSA SI TRATTA
Si tratta di piccole aperture a fondo cieco, piccoli cunicoli che dalla superficie arrivano in profondità avvicinandosi all’osso. In genere c’è un cunicolo principale, a livello dell’osso sacro sopra il coccige, di diametro variabile sotto i tre millimetri (raramente supera il mezzo centimetro) e da cui si dipartono tanti cunicoli secondari. Dentro quest’apertura si trovano ciuffi di venti o peli tenuti piuttosto stretti; si tratta generalmente della stessa lunghezza.
La maggior parte delle persone non sa di avere questo disturbo, sia per la posizione “poco in vista” che questi occupano, sia per il fatto che negli uomini sono spesso mimetizzati tra gli altri peli: La loro presenza viene scoperta nel momento in cui si infiammano.
Il problema della fistola pilonidale è che tende a raccogliere batteri, depositi di grasso e sporcizia finché si forma l’ascesso, spesso accompagnato da febbre e dolore.
All’inizio compare una parte arrossata e dura al tatto, intorno al buco, che dopo un grosso dolore localizzato durante la notte. Nel giro di qualche giorno improvvisamente esce fuori un filo di sangue dalla fistole, poi esce anche un po’ di pus, sempre meno denso che va via via lasciando, per un paio di settimane, la zona circostante un po’ indurita.
L’ascesso può “scoppiare” spontaneamente o essere inciso dal chirurgo: solo da questo momento in poi il malato ottiene un po’ di solievo. Dopo qualche giorno si va assistere lasciando un po’, anche se il pusto rimane per un po’ di tempo ancora nella zona circostante.
È possibile che, superato l’ascesso, la persona stia bene per settimane o mesi, ma il vero problema è che il cunicolo c’è ancora: infatti, finché ci sarà, forse l’individuo continuerà ad avere problemi e nuove infezioni.
UN PROBLEMA IN TANTE FORME
Questo disturbo è indicale con nomi diversi. Si parla di fistola pilonidale quando si fa riferimento ai cunicoli cutanei, si parla di cisti quando fa riferimento alla fistola appunto. Una delle manifestazioni più dolorose di questo disturbo, l’ascesso, è la forma fisica vera e propria della malattia. Sotto forma di un nodulo duro e arrossato, è un’infiammazione acuta nel cunicolo. Capita che durante la notte si formi un filo di sangue, poi compaia il pus. A volte l’ascesso si può rompere da solo, altre volte è il medico che decide di incidere questa parte con un bisturi per far uscire tutto il pus possibile, sgonfiando così la zona. Per un po’ di giorni l’individuo sente meno dolore e incomincia a essere sta bene; ma purtroppo, questa è solo una delle forme del disturbo. Sotto queste forme, infatti, l’individuo continuerà ad avere problemi e nuove infezioni.
DUE TEORIE PER SPIEGARLE
UN PROBLEMA ALLA NASCITA
La prima teoria afferma che si nasce già con il problema, che è dunque un disturbo congenito.
Il feto, infatti, effettua una serie di rotazioni e rivoluzioni per modellare il proprio organismo. In questa fase di grande movimento, può darsi che le api del canali, per esempio quelli del sistema nervoso, o altro, vadano a posare nello spinale.
L’arrivo dell’imperfetta chiusura del feto porta a questo disturbo d’origine il buco che appare nelle persone adulte come un piccolo cunicolo a livello del coccige.
UN PELO INCARNITO
Secondo alcuni specialisti il problema si acquisisce nel corso della vita. Il pelo, che non è liscio, con i movimenti delle natiche verrebbe a essere pian piano inglobato, risucchiato nel proprio follicolo.
Si parla quindi da un piccolo pelo incarnito, che infiammandosi diventa una cavità più grossa, che si infetta, e si trasforma in focolo foce sempre più di spessore e poi compare un ascesso ormai molto grosso. Poi compare un ascesso ormai molto grosso, perché sotto un canale che diventa un focolo di infezione costante: più cresce, più si formano piccoli ascessi sempre più grossi nella zona.
TUTTI GLI INTERVENTI
L’unico modo per risolvere definitivamente il problema è intervenire chirurgicamente ed eliminare questi tragitti fistolosì insieme al tessuto a essi circostante. Ecco una per una le tecniche operatorie.
L’operazione tradizionale
Si esegue, in anestesia generale, un’incisione a ellisse intorno alla zona interessata, si estrae il blocco, dalla superficie fino all’osso, con tutti i buchini dento e si lascia aperta la ferita.
Si è notato però che le ferite sulla linea mediana, cioè nel mezzo della parte posteriore del corpo, quando si ammalano, ci mettono una gran fatica a chiudersi, e si crea una “crosta”, ossia una zona infiammata anche molto dolorosa.
Nell’immediato dopo operazione il dolore è accettabile e, quando la ferita è ben eysuperficie al punto giusto (circa 20 giorni), l’individuo può incominciare a fare la doccia e la ferita può rimanere aperta ancora qualche giorno, dopodiché può andare a scuola o fare sport.
La “marsupializzazione”
In America, già da alcuni anni, viene eseguito un tipo di intervento che, pur non essendo quello ottimale, rispetto al tradizionale migliora un po’ la vita del malato.
Il chirurgo prende i bordi della ferita e, invece di lasciarli aperti, li “rimbocca”, cucendoli verso il basso, alla guaina che corre l’osso. Anche in questo modo la ferita impiega molto tempo a guarire ma è più piccola e secerne meno pus.
La tecnica “chiusa”
Si tratta di una tecnica molto innovativa, che finalmente chiude la ferita.
Uno dei motivi per cui le ferite tendono a riaprirsi è la formazione, all’interno di questi tragitti, di liquidi e secrezioni, che ripetono, che ripetono, che ripetono il problema.
Questo tipo di intervento elimina i liquidi e le secrezioni, mettendo una speciale medicazione che ha la particolarità di assorbire questi liquidi finché la ferita non si chiude del tutto.
L’individuo può tornare a casa già il giorno dopo e in pochi giorni si sentono meglio, potendo riprendere una vita normale.
La tecnica di Lord Badcom
La tecnica più innovativa che c’è in America, e da un po’ anche in Italia, che si basa sulla chiusura del taglio laterale, è la tecnica di Lord Badcom.
