Arriva direttamente dagli Usa: oltre a rimuovere il problema, prevede anche una plastica del canale anale.
Operarsi di emorroidi in ambulatorio o in day-hospital, quasi dimenticandosi del dolore dopo l’intervento, che spesso invece accompagna le tecniche tradizionali.
È questa la principale novità di una nuova metodica, ora disponibile anche in Italia (detta “di Nivatvongs”), che prevede una plastica del canale anale, oltre all’asportazione delle emorroidi.
È adatta se la chirurgia è indispensabile, ossia quando le emorroidi danno problemi importanti e il dolore e i sanguinamenti sono un fastidio quotidiano.
Tanti piccoli cuscinetti
Fino a poco tempo fa si pensava che le emorroidi fossero delle dilatazioni delle vene dell’ano presenti solo in alcune persone e in qualche modo simili alle varici delle gambe. In realtà, gli studi degli ultimi 10 anni hanno completamente ribaltato questo concetto.
Oggi, infatti, si sa che le emorroidi sono cuscinetti che si trovano nel canale anale (2 a destra e 1 a sinistra), formati da tanti piccoli vasi sanguigni in cui circola il sangue, ricoperti da mucosa di rivestimento interno dell’intestino nel caso delle emorroidi interne o da pelle nel caso delle emorroidi esterne.
Questi cuscinetti si gonfiano in modo variabile, grazie alla presenza di minuscole valvole che hanno la funzione di controllare la giusta quantità di sangue che deve entrare e uscire in determinate condizioni.
Perché si ammalano
Le emorroidi, come abbiamo visto, sono strutture normali, ma diventano un problema quando questi cuscinetti si “ammalano” per due motivi.
1. Fuoriescono
Nel primo caso tendono a fuoriuscire dall’ano, perché non riescono più a stare ben ancorate alla parete dell’intestino, dal momento che le strutture fibrose che normalmente le ancorano alla parete intestinale diventano più molli e cedono. In questi casi, spesso è presente anche un prolasso della mucosa che riveste il retto.
2. Si gonfiano
Nel secondo caso le emorroidi si rigonfiano troppo, perché le valvole che controllano la circolazione del sangue nei cuscinetti sono difettose e la quantità di sangue che entra è superiore a quella che ne esce, provocando un ingrossamento e una congestione.
In queste condizioni, i cuscinetti non solo non hanno più alcuna utilità, ma diventano dannosi e responsabili dei sintomi classici delle emorroidi: sanguinamento, dolore e bruciore durante e dopo la defecazione, perdita di muco e sensazione di peso anale.
Due tipi di soluzione
Le tecniche più moderne per la malattia emorroidaria non mirano più soltanto a distruggere il tessuto malato o asportare ciò che non funziona, ma propongono soprattutto di ricostruire il canale anale nella sua integrità. Ecco i due metodi a confronto.
Il metodo tradizionale
Per capire i vantaggi della nuova metodica è importante conoscere la tecnica tradizionale, o tecnica “aperta”.
Come si esegue
Quest’ultima prevede che il chirurgo asporti le emorroidi malate in una posizione simile a quella usata per le visite ginecologiche. Il chirurgo estrae le emorroidi gonfie, senza distinguerle, e le asporta con il bisturi, con le forbici o con il laser.
Il tutto viene eseguito in anestesia generale e dura una decina di minuti circa. È necessario un ricovero in ospedale di circa 3-4 giorni e un periodo di convalescenza di circa 1 mese.
Dopo l’operazione
Pur essendo una tecnica valida e rapida, presenta inconvenienti di una certa importanza. Le ferite aperte devono guarire da sole. Questo comporta la possibilità di dolore anche intenso alla defecazione, sempre perché il passaggio delle feci su ferite aperte richiede l’uso di antidolorifici.
Il tempo di guarigione è lungo e piuttosto fastidioso, tra le tre e le sei settimane circa, con una secrezione a volte abbondante dalle lesioni aperte.
Dopo l’intervento tradizionale può comparire dolore nella defecazione.
Le possibili conseguenze
Poiché l’intervento viene eseguito senza l’aiuto di un apposito divaricatore, possono verificarsi alcune conseguenze: non si può avere sempre la certezza che tutto il tessuto emorroidario malato sia stato asportato; la parte di emorroidi lasciata nel canale anale può “risalire” e “scendere” nuovamente causando fastidio e recidiva; l’impossibilità di correggere un eventuale prolasso della mucosa, con il rischio che sintomi come il sanguinamento e il senso di difficoltà a evacuare dopo l’operazione continuino a farsi sentire.
L’ano si comporta come l’obiettivo di una macchina fotografica, che può dilatarsi e restringersi agevolmente in modo elastico. Se viene asportato troppo tessuto sano insieme alle emorroidi si avrà una cicatrizzazione esuberante, con una rigidità eccessiva e un ano troppo stretto, incapace di dilatarsi. Il rischio che questo si verifichi è più elevato se l’intervento viene condotto con l’ano in posizione rilassata o non dilatata.
L’intervento innovativo
La principale novità della tecnica di Nivatvongs (eseguita da tempo negli Usa e da poco anche in Italia) è che all’asportazione delle emorroidi malate prevede anche la ricostruzione del canale anale.
In parole semplici, ciò significa che la parte di emorroidi che esce lungo il canale anale e che si gonfia viene asportata con il bisturi, mentre la mucosa sana viene riportata verso l’alto, ricostruendo i “punti” che la tengono ancorata alla parete del canale anale.
Come si esegue
L’intervento viene eseguito con il malato sdraiato in posizione prona. L’anestesia è locale e viene praticata in modo completamente indolore con particolari accorgimenti mirati a prolungarne l’effetto antidolorifico anche dopo l’intervento.
Poiché l’anestetico iniettato rimane attivo per circa 5-6 ore, il malato può avvertire alla prima evacuazione, che avviene generalmente dopo l’operazione, un fastidio minimo o addirittura nessun dolore.
In questo modo è possibile valutare correttamente le dimensioni delle emorroidi e asportarle completamente insieme al prolasso mucoso eventualmente associato, rimuovendo la mucosa in eccesso ed effettuando un’apposita plastica per ricostruire il canale anale.
A chi serve la chirurgia
L’intervento chirurgico è indispensabile per coloro che hanno emorroidi di 3° e 4° grado, più voluminose e fastidiose, con prolasso evidente.
Nei casi più lievi (emorroidi di 1° o di 2° grado), quando i sintomi sono leggeri, è possibile evitare la chirurgia risolvendo il problema con tecniche ambulatoriali associate a cure con farmaci.
I vantaggi
I vantaggi della nuova tecnica per il malato sono evidenti. Con l’anestesia locale è possibile alzarsi subito dopo l’intervento; spesso si può tornare a casa già dopo un’ora e mangiare subito regolarmente.
La sutura completa delle ferite previene le perdite di sangue e consente di evitare l’uso di tamponi anali, responsabili di ulteriore dolore dopo l’intervento. Poiché le ferite vengono suturate con fili riassorbibili, il dolore post-operatorio è minore e controllabile con antidolorifici.
Le conseguenze
Si hanno minori secrezioni dall’ano dopo l’operazione. La guarigione completa delle ferite avviene in tempi particolarmente rapidi, da una a due settimane, e si osserva una rapida ripresa dell’attività lavorativa.
La possibilità di correggere il prolasso della mucosa eventualmente associato alle emorroidi e di effettuare una plastica del canale anale consente una migliore sensibilità allo stimolo evacuativo e una defecazione più efficace.
Poiché le ferite vengono suturate sul calibro del dilatatore, risulta quasi impossibile la formazione di restringimenti cicatriziali dell’ano dopo l’intervento.



